Nuova puntata della telenovela

Premessa d’obbligo:
Gli sceneggiatori della telenovela hanno festeggiato l’addio al celibato di un loro compagno e per la puntata della XI Commissione (indagine conoscitiva del numero degli aventi diritto) erano leggermente di fuori e hanno confuso i brogliacci con quelli della prossima stagione del serial The Walking Dead ed ecco cosa salta fuori:
cinquemilacinquecento zombies barcollando si alzano dalle loro cattedre sotterranee e invadono il MIUR e l’INPS, sfondano le porte dell’XI commissione …
leggono il testo licenziato oggi relativo alla copertura per 3500 e visto che solo 3500 sopravviveranno si scatena la guerra fra gli zombies ed i poveri docenti che tanto si agitano per la pensione per rimanere nel numero dei 3500 fortunati …

La prossima puntata giovedì 4 luglio


Considerazioni sul resoconto

Premetto, a scanso di equivoci, che sarei stracontento di chiudere la mia professione di docente al 31 agosto P.V. ne dubito, ma ne sarei felicissimo.
Provo ad analizzare il testo pubblicato da Raoul alla luce del mio pessimismo cosmico ;-)
Le garanzie di Boccia sono le tipiche del politico al clientes e sono quanto di meno politically correct si possa leggere su tutti i blog di disperati in questi momenti di crisi:
«il vostro è un caso a parte», «la vostra sarà una eccezione», «per voi, solo per voi, faremo uno stralcio», «il vostro è un errore palese…», come per dire… ancor più palese di quello degli esodati.!!!
Già mi ero trovato in disaccordo con Carlo per:
” Noi siamo quei pochi e basta, poi ci sono anche gli inabili e gli ITP (i quali aspettano ancora una risposta), ma sono un altro capitolo, degno d’ascolto e di soluzione anch’essi, ma un altro capitolo … “
(A questo punto ci vuole una dotta citazione) Si arriva a rovesciare l’aforisma di Blanc *, reso celebre da Marx** ma mutuato dagli Atti degli Apostoli 4.34/35***

Note
*A ciascuno secondo i suoi bisogni, da ciascuno secondo le sue capacità o come preferirebbe G. Grasso À chacun selon ses besoins, de chacun selon ses facultés
**In una fase piú elevata della società comunista, dopo che è scomparsa la subordinazione asservitrice degli individui alla divisione del lavoro, e quindi anche il contrasto fra lavoro intellettuale e fisico; dopo che il lavoro non è divenuto soltanto mezzo di vita, ma anche il primo bisogno della vita; dopo che con lo sviluppo onnilaterale degli individui sono cresciute anche le forze produttive e tutte le sorgenti della ricchezza collettiva scorrono in tutta la loro pienezza, solo allora l’angusto orizzonte giuridico borghese può essere superato, e la società può scrivere sulle sue bandiere: Ognuno secondo le sue capacità; a ognuno secondo i suoi bisogni!
K. Marx- F. Engels, Opere scelte
***34Tra i credenti nessuno mancava del necessario, perché quelli che possedevano campi o case li vendevano, e i soldi ricavati li mettevano a disposizione di tutti: 35li consegnavano agli apostoli e poi venivano distribuiti a ciascuno secondo le sue necessità.

mendicare la soluzione per il suo solo problema e in culo tutti gli altri.

Un altro punto debole è la Sede Legislativa la richiesta non ha bisogno solo del 90% dei presenti ma ha anche bisogno del gentile yes di Saccomanni e Giovannini prima di essere accolta, poi il senato e infine la pubblicazione.
Il governo deve essere ben saldo per occuparsi del PdL 249 e non occuparsi della propria sopravvivenza … dopo le due sentenze … inibitorie del Berlusca è in arrivo quella della corruzione di De Gregorio. Intanto i falchi berlusconiani se non ottengono la riforma del titolo IV sulla magistratura che faranno?
La paura del finale della telenovela Pensione Quota 96 si fa reale.
cade
Ed allora OTTIMISMO …. e AUGURI A TUTTI QUANTI.
Franco


RESOCONTO PRESIDIO CCQ96 del 26/06/2013

LEGGO SUL SITO DI RAOUL E DIFFONDO

Commenterò nel pomeriggio quando sarò libero da esami.

 

La manifestazione di oggi è stata MOLTO proficua. Non appena arrivati al presidio, cioè da subito, abbiamo intercettato Francesco Boccia il quale ci ha immediatamente rassicurati dicendoci che, alla commissione Bilancio, quando approderà la pdl 249 per l’approvazione della copertura finanziaria, non ci saranno difficoltà né ostacoli di alcun genere. Si è espresso con parole molto incoraggianti al nostro indirizzo. Ecco quelle che ricordo: «il vostro è un caso a parte», «la vostra sarà una eccezione», «per voi, solo per voi, faremo uno stralcio», «il vostro è un errore palese…», come per dire… ancor più palese di quello degli esodati.!!! E infine ha affermato «il caso avrà l’appoggio del Pd al 100%». Successivamente abbiamo incontrato altri deputati del M5S, da Manuela Serra a Michela Montevecchi. Infine sono arrivati Maria Marzana e Luigi Gallo, venuti a salutarci e ad assicurarci il loro completo sostegno. Dopo un po’ è sopraggiunta anche la nostra splendida Manuela Ghizzoni accompagnata dalla senatrice Incerti, la relatrice della pdl 249, che Manuela ha voluto farci conoscere. L’on. Ghizzoni ci ha spiegato, pazientemente ed in modo dettagliato, che domani arriveranno i dati richiesti all’INPS e al MIUR e che, se la proposta di legge dovesse trovare la giusta convergenza, cosa possibile ed auspicabile in quanto firmata da tutti gli schieramenti politici, servirebbero almeno 10-15 giorni per il transito nelle altre commissioni (Affari costituzionali e Bilancio) e alla fine, se tutto andrà bene come spera, e lo ha ripetuto, ci sarà la definitiva approvazione, senza ulteriori passaggi in aula, IN SEDE LEGISLATIVA, dove per approvazione è necessario il voto favorevole di almeno il 90% dei presenti. Quindi, da adesso in poi, saranno fondamentali queste 2/3 settimane di intenso lavoro non solo per loro ma anche per noi, di paziente attesa e speranza.
La cosa più bella che ci è capitata, perché del tutto inaspettata, è stata l’opportunità che le onorevoli Pannarale e Ghizzoni ci hanno procurato quando siamo saliti al quarto piano del “Palazzo”: un’udienza con l’on. Damiano e tutta la XI commissione Lavoro.

Ragazzi, che emozione!
Siamo saliti io, Giuseppe Grasso, Kiara Farigu e Vincenzo Linardi (quest’ultimo era senza giacca e gliela hanno prestata!); ci hanno fatto accomodare prima nel corridoio davanti alle sale dove si riuniscono le varie commissioni e poi nella «Sala XI Commissione», gremita di deputati. Damiano ci ha formalmente presentati agli altri deputati presenti come delegazione del COMITATO CIVICO QUOTA 96 che stava manifestando in piazza Montecitorio, ha illustrato a grandi linee la nostra storia, ricordando loro che è in discussione già da qualche settimana, e poi ci ha dato l’opportunità di esporre il nostro pensiero.
Giuseppe, a nome di tutti, ha ribadito sinteticamente la nostra vicenda con molto garbo e molto tatto esprimendo la nostra speranza che l’odissea di cui siamo stati vittime possa avere finalmente una fine positiva. Manuela Ghizzoni, dopo Giuseppe, ha spiegato quanto era stato già fatto e quanto lavoro ci fosse ancora fare ma che l’impegno di tutta la commissione era fuori discussione. Abbiamo ringraziato della possibilità che ci è stata data nel riceverci e siamo usciti.
Vi assicuro, ragazzi, che ogni minuto che ci hanno concesso è stato sfruttato al meglio!!.
Nella sala d’attesa ci siamo soffermati ancora qualche minuto con Annalisa Pannarale per ringraziarla così come avevamo fatto con tutte le altre deputate. Nella concitazione, e per ascoltare meglio le sue parole, mi sono seduta su di un tavolino messo tra i divani ed immediatamente sono stata ripresa, come un’alunna, ed invitata a sistemarmi, in maniera più consona, su una poltrona. Quanta formalità nel palazzone!
Questo è tutto.
Da domani OTTIMISMO: ci aspettano tre settimane infuocate e dobbiamo sprigionare energia positiva. I rinvii potrebbero esserci ancora ma ciò non significa rifiuto o bocciatura.
Possiamo farcela, anzi DOBBIAMO FARCELA.

AUGURI A TUTTI NOI!
Nadia Marta, Presidente del CCQ96


Abbiamo toccato il fondo?

Il rinvio della discussione, in XI Commissione Lavoro della Camera – (C. 249 Ghizzoni e C. 1186 Marzana – Rel. Incerti) è uno dei tanti piccoli segnali che tendono a confermare quanto da me supposto da tempo. Si procrastina per prendere tempo e ritardare di un anno il processo di svecchiamento della scuola italiana.
Ieri a Parigi è stato presentato il rapporto OCSE “Education at a glance 2013″.
Nonostante questa mazzata sulla scuola italiana che ci affossa culturalmente, leggi P. Almirante (anche lui Q96) su La Tecnica della Scuola la Sen. Puglisi, correttamente devo dire, ci manda il paradiso, ma senza dire quando:
“Anche quest’anno i dati Ocse ci ricordano che il nostro Paese ha bisogno di raddoppiare il numero dei laureati e dimezzare la dispersione scolastica entro il 2020″. La dichiarazione è della capogruppo Pd in Commissione Istruzione a Palazzo Madama Francesca Puglisi, che sottolinea che “nella contrazione del numero dei giovani intenzionati ad entrare nelle università emerge, purtroppo, tutta la crisi di fiducia che stanno vivendo i giovani italiani. Ancora una volta i nostri insegnanti sono i più anziani e i peggio pagati”.
Per questo, aggiunge Puglisi “ricordiamo al governo Letta di prevedere, tra le misure, il pensionamento degli insegnanti quota 96 per liberare i posti per l’immissione di giovani precari che da troppo tempo attendono la stabilizzazione. Inoltre, di inserire tra le misure di flessibilità in uscita il comparto della scuola che ha bisogno di un profondo rinnovamento”.

Rossi Doria, maestro di strada, che in strada rimanderei volentieri, invece fa da contralto:
“Il nostro auspicio – conclude Rossi Doria – è che si possa aprire al più presto, compatibilmente con il progressivo miglioramento dei nostri conti pubblici, una vera stagione di riparazione ed innovazione in cui nuove risorse possano essere destinate alla valorizzazione della professione dei docenti, all’edilizia scolastica, al diritto allo studio e al sostegno del successo formativo”.

Ho scaricato il pdf, l’ho girovagato qua e la, non ho la voglia, ora, di leggerlo tutto, se avete tempo e voglia è leggibile cliccando sull’immagine sotto:

Education at a Glance 2013 | OECD Free preview | Powered by Keepeek Digital Asset Management Solution


Cosa farò!

Ho pubblicato il post di Carlo Bertani perché mi sembrava emblematico.
Tornato a casa dagli esami … la routine, la posta, un giro sugli altri 3 blog e vedo che sul sito della Ghizzoni qualcuno ha pubblicato il link all’articolo di Carlo.
L’ho riletto e poi ancora un’altra volta, rileggendolo bene e analizzandolo trovo qualcosa che non mi quadra, non a pelle, perché anch’io voglio finalmente essere libero dal lavor ma razionalmente, da anarcocomunista ci leggo qualcosa che non posso accettare.
Quando Carlo scrive:
” Noi siamo quei pochi e basta, poi ci sono anche gli inabili e gli ITP (i quali aspettano ancora una risposta), ma sono un altro capitolo, degno d’ascolto e di soluzione anch’essi, ma un altro capitolo: non vogliamo distinguerci per chissà quali ragioni, è solo per non sentirci rispondere (come già è capitato) “che la platea è di circa 7500 persone”, ossia usando gli inabili/ITP come una clava (ossia sommandoli a noi), perché “ci sono 7500 “Quota più gli altri”. Non giocate coi numeri, per favore.”

ci leggo la disperazione, ben argomentata, ma è la disperazione che ho letto in tanti post, messaggi e mail di colleghi “bruciati” che venderebbero l’anima per andare in pensione. Ci leggo la supplica al potere di trovare quei luridi soldi per mandarci via. Il PdL 249 è per noi disperati, incazzati quota96, solo per noi!
Non per gli inidonei, non per gli ITP, non per i colleghi del ’53 che al termine al 31 agosto 2012 non avevano 40 anni di servizio per un giorno, un mese … non per quelli stanchi e amareggiati come noi dalla distruzione della scuola pubblica e nati nel ’54, solo per noi quota96!
Io l’anima non la vendo, nemmeno la mia dignita di Compagno!
Le mostruosità della Fornero e del governo Monti sono le stesse dei provvedimenti che potrà prendere il governo Letta, le stesse di ogni governo che il PD o il PDL potranno mai fare in difesa di questo Stato che ingoia il lavoro, i diritti, le conquiste dei lavoratori per salvare la rendita di pochi.
Non Riusciranno a fermare le lotte contro di loro.
Turchia Brasile …solo l’Italia non si sveglia?
Si sveglierà, si sveglierà e per loro come a Niscemi, come a Taranto, come in Val Susa sarà dura!
Franco


Che ne farete di noi?

Leggo sul sito di Raoul e cerco di dargli respiro fissandolo in un post leggibile anche fra qualche tempo. … anche se bene o male tutti noi giriamo i quattro siti di riferimento: Quello dell’On. Ghizzoni, questo, quello di Raoul e l’ultimo nato di Antonio (in stretto ordine di … nascita).
Franco

Che ne farete di noi?
di Carlo Bertani
In genere, stuoli di soloni-psicologi-sociologi si sono sempre sperticati per affermare che la pensione non è una cosa da prendere sotto gamba: è la fuoruscita da un mondo (quello del lavoro) che ci ha accompagnati dalla fine della scuola in poi, o lì presso.
Ciascuno di noi ha dunque riflettuto a lungo, cercando di capire se era pronto per il passo: se le cose fossero rimaste come prima della fornarina, molti sarebbero restati ancora qualche anno a scuola – perché sicuri di potersene andare quando volevano – e, quindi, non stressati né “bruciati”.

In quella riforma è andato in fumo il rapporto di fiducia fra i lavoratori e le istituzioni (sindacati compresi), del quale l’esempio di “Quota96” è senz’altro il più eclatante: un diritto rubato sul filo di lana, quando molti ritenevano che l’anno scolastico in corso sarebbe stato l’ultimo e già avevano predisposto scenari nuovi, proprio per voltare pagina e non trovarsi spiazzati.

Oggi, le stesse persone – questa platea di 61-63enni – sono finite: non hanno più nulla da dare, non sopportano più i ragazzi e l’entrare in classe è un tormento. Non che stiano tanto meglio i più giovani, ma essi sperano in qualche tipo di riforma che è nell’aria – anche a costo di perderci qualcosa sull’assegno pensionistico – e, soprattutto, il tradimento non è capitato nell’anno in cui si spalancavano le porte della quiescenza che – credeteci – è un’esperienza sconvolgente.

Adesso partirà il balletto delle cifre per perdere altro tempo – già l’abbiamo capito – in ogni modo ve lo ripetiamo: siamo intorno alle 3500-4000 persone complessivamente, docenti ed ATA. Non tirateci fuori dal cappello numeri strampalati come quelli degli esodati: uno, nessuno o centomila parevano essere.

Noi siamo quei pochi e basta, poi ci sono anche gli inabili e gli ITP (i quali aspettano ancora una risposta), ma sono un altro capitolo, degno d’ascolto e di soluzione anch’essi, ma un altro capitolo: non vogliamo distinguerci per chissà quali ragioni, è solo per non sentirci rispondere (come già è capitato) “che la platea è di circa 7500 persone”, ossia usando gli inabili/ITP come una clava (ossia sommandoli a noi), perché “ci sono 7500 “Quota più gli altri”. Non giocate coi numeri, per favore.

I “numeri” sono questi, e li conoscete benissimo:
3500 “Quota circa.

3000 inabili circa

500 ITP circa

Come osservate, la somma fa circa 7000: una coincidenza insolita vero?

Alcuni di noi sono anche ITP, è vero, e la soluzione di “Quota porterebbe giovamento anche da quelle parti.

Cosa capiterà?

Non so cos’abbiate in mente, ma se avete a cuore la scuola ed i suoi bilanci dovete ascoltarci, ed aprire bene le orecchie.
Per prima cosa la didattica: questa è gente che non ce la fa più. Ergo, vi toccherà pagare una marea di supplenze, perché la depressione indotta dal vostro scellerato comportamento non è uno scherzo. Sentito parlare di suicidi? I più – semplicemente – vanno ed andranno a scuola “a singhiozzo” con delle ricadute sulla didattica non di poco conto: a questa età (non so se le vostre tabelle raccontano qualcosa) i normali acciacchi dell’età iniziano ad approssimarsi. In aggiunta, voi ci avete assommato una cappa di depressione: cosa vi aspettate?
In seconda battuta – volendo andare a spulciare meglio i bilanci, come ha ben spiegato il sen. Imposimato – andrebbe in quiescenza gente che ha raggiunto i massimi scaglioni di retribuzione e verrebbe sostituita da docenti e personale più giovane che hanno, secondo le tabelle, una retribuzione minore. Dunque, un risparmio per lo Stato: questo non lo calcolate mai quando parlate di “coperture”.
Addirittura, per le classi di concorso ad esaurimento, che ci sono anche in “Quota , non ci sarebbe nessuna sostituzione: un risparmio netto!
L’INPS, già, l’INPS.

La Carrozza del Ministro sta correndo trainata da focosi destrieri: parla di 2014, 2015, eccetera…assunzioni, migliaia qui, migliaia là…il 2013? Non si può, perché ci sono stati pochi pensionamenti: patatina oggi, pollo domenica, come sempre. Solo che, con le arie che tirano, non scommetteremmo un euro che la Ministra Carrozza sarà ancora al suo posto nel 2014, tanto meno nel 2015: non siamo per principio ostili alla Carrozza, solo che il governo italiano è “stabile” come un novantenne in rianimazione, checché ne dica Letta.
Non riteniamo – dopo le ultime “performance” sulle “auto blu” e sulle mille corruzioni che la Magistratura scopre ogni giorno che Dio manda sulla Terra – che sia, schiettamente, una questione di soldi.
Si tratta, in realtà, di un tabù che non si riesce a superare, ossia che la riforma Fornero sia quella che salverà i conti italiani: oggi è dimostrato che, se i conti fossero a posto, non sentiremmo parlare continuamente di nuove tasse e gabelle.

L’intervento di Monti ha semplicemente “congelato” la società italiana, non ha fatto nulla per farla risorgere: se andiamo a rileggere le promesse di crescita di Monti (2%, 4%, addirittura 12%!) – di solo un anno or sono! – possiamo assegnare al “professore” un tiepido 18, chiedendogli di tornare alla prossima sessione d’esami se vuole di più.

Mario Monti ha fallito, Elsa Fornero ha fallito…è stato il peggior governo che l’Italia abbia mai avuto, attento solo ai bilanci bancari (come, poi…) e completamente disinteressato alle dinamiche sociali, che sono quelle che fanno impresa, riempiono i supermercati, inseriscono i giovani nel mondo del lavoro e generano così quel vigore che è andato perduto.

Il liberismo/congelamento selvaggio di Monti ha fallito, è sotto gli occhi di tutti: sarebbe meglio cambiare strada, ed il miglior modo sarebbe proprio quello di rimediare ad un’ingiustizia palese, anche sotto il profilo giuridico.

Mandateli in pensione questa gente che tanto ha sofferto, subito, senza attendere altri passaggi parlamentari: fate vostra la proposta che è in commissione a firma congiunta PD-M5S-SEL, vi hanno trovato tutte le copertura finanziarie che cercavate, persino di più.
Al contrario delle vostre paure, vi diciamo che la vicenda di “Quota sarebbe un buon modo per invertire questo malefico trend che ci porta, come un sommergibile colpito a morte, a scendere negli abissi: non è accumulando gasolio che si salva il battello, bensì alleggerendolo.

Fatelo, senza indugi.

Carlo Bertani


Ancora su BES e INVALSI

Ricevo da Nanni … COBAS Palermo e condivido con chi abbia ancora voglia, all’ultimo collegio dell’anno scolastico, di continuare a lottare per una scuola che non c’è:
dal sito la letteratura e noi diretto da Romano Luperini
vari link con commenti sulla questione B.E.S.

http://www.laletteraturaenoi.it/index.php/la-scuola-e-noi/scuola-e-universita/140-le-scatole-e-le-etichette-sull-invalsi-e-i-bes-nella-scuola-pubblica-il-dibattito-sui-bes-1.html

http://www.laletteraturaenoi.it/index.php/la-scuola-e-noi/scuola-e-universita/141-i-bes,-i-fatti-e-le-paure-risposta-a-carlo-scataglini-il-dibattito-sui-bes-2.html

http://www.laletteraturaenoi.it/index.php/la-scuola-e-noi/scuola-e-universita/143-bisogni-educativi-speciali-alcune-opportunità-da-cogliere-il-dibattito-sui-bes-3.html

http://www.laletteraturaenoi.it/index.php/la-scuola-e-noi/scuola-e-universita/144-funzionamento-inclusivo-limite-una-proposta-il-dibattito-sui-bes-4.html

http://www.laletteraturaenoi.it/index.php/la-scuola-e-noi/scuola-e-universita/148-andrea-canevaro-sui-bisogni-educativi-speciali-il-dibattito-sui-bes-5.html

http://www.laletteraturaenoi.it/index.php/la-scuola-e-noi/scuola-e-universita/149-so-fare-se-il-dibattito-sui-bes-6.html

anche qualche interessante link su test e invalsi

http://www.laletteraturaenoi.it/index.php/la-scuola-e-noi/scuola-e-universita/132-lo-strumento-perfetto.html

http://www.laletteraturaenoi.it/index.php/la-scuola-e-noi/scuola-e-universita/133-cooperazione-o-meritocrazia-il-ruolo-dell-invalsi-nel-progetto-di-vita.html

http://www.laletteraturaenoi.it/index.php/la-scuola-e-noi/scuola-e-universita/134-la-credibile-storia-di-diane-ravitch-sulla-scuola-dei-test.html

Buona lettura
Franco


Что делать?

Forse Lenin, quando scrisse “Che fare?” (Что делать?), stava facendo gli esami di terza media in un’aula rovente con colleghi che, vuoi per il caldo, il calendario degli impegni finali e … l’età, dire che hanno subito un forte burn out è un eufemismo. Se non si vuole “fare a labbrate” con i colleghi, oltre a salvaguardare i poveri ragazzi, il docente, anch’esso sfinito, che deve tenere il file di exel che da la “esatta valutazione” delle prove d’esame dell’allievo, istituita dalla (§7*°ç@) Gelmini, cerca di salvarsi dall’alienazione totale navigando …
trova una chicca per Francesco di Sandro Moiso: “Conosco l’autore del libro da almeno quarant’anni. Dai tempi di Lotta Continua e del suo servizio d’ordine. Molta acqua è passata, da allora, sotto i ponti, ma la lotta NoTAV ….”, ritrova un’altro sito molto interessante, sempre relativo ai suoi interessi, ma chi legge questi appunti lo fa per sua scelta e a suo rischio e pericolo. Inoltre, visti i contatti in queste ore dedicate agli … esami, al suo blog, forse può essere utile ad altri colleghi in situazioni di alienazione analoga … che abbiano buone WiFi.

Un’altra perla sempre di Sandro Moiso:
… “Ma la rivoluzione va fino al fondo delle cose. Sta ancora attraversando il purgatorio. Lavora con metodo. Fino [ad ora] non ha condotto a termine che la prima metà della sua preparazione; ora sta compiendo l’altra metà. [...] essa spinge alla perfezione il potere esecutivo, lo riduce alla sua espressione più pura, lo isola, se lo pone di fronte come l’unico ostacolo, per concentrare contro di esso tutte le sue forze di distruzione. E quando la rivoluzione avrà condotto a termine questa seconda metà del suo lavoro preparatorio, l’Europa balzerà dal suo seggio e griderà: Ben scavato, vecchia talpa!” (K: Marx, Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte, dicembre 1851 – marzo 1852)
infine un’occhiata agli articoli di PopOff (http://popoff.globalist.it/) non fa mai male … penso che per un paio d’ore bastino …
Franco


Marina, Alberto e Gimmy siamo noi!!

Mi sono dichiarato prigioniero politico su La Tecnica della Scuola … ma parlando di prigionieri politici riguardanti Quota 96 si deve tener conto delle giuste proporzioni delle cose.
Franco

Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato su il Manifesto il 20 giugno 2013.

Con la sentenza definitiva su Bolzaneto si è concluso anche l’ultimo dei grandi processi simbolo sul G8 del 2001. Sarebbe dunque tempo di bilanci e di qualche ragionamento, ma in giro sembra esserci poca voglia di farlo. Anzi, paragonato al clamore mediatico che un anno fa aveva accompagnato la sentenza Diaz, quella su Bolzaneto è passata praticamente inosservata.

Nulla di sorprendente, in fondo, perché tutti sapevamo che quella sentenza non avrebbe aggiunto nulla di nuovo. E poi, sono passati parecchi anni, quel movimento non c’è più e i tempi sono cambiati. Tutto comprensibile, per carità, eppure c’è qualcosa che non quadra, che stona terribilmente.

Già, perché alla fin della fiera, dopo tante sentenze e l’accertamento di un numero impressionante di gravi reati contro la persona, gli unici che stanno in galera, peraltro con pene allucinanti fino a 14 anni, sono alcuni manifestanti di allora, presi a casaccio e colpevoli esclusivamente di aver danneggiato delle cose. Si chiamano Marina, Alberto e Gimmy.

Peraltro, il numero degli ex manifestanti carcerati potrebbe pure crescere, visto che i condannati in via definitiva per “devastazione e saccheggio” sono dieci. Degli altri uno è irreperibile, Ines è agli arresti domiciliari e per cinque è necessario un nuovo passaggio in appello, ma limitatamente a un singolo attenuante.

Penso che abbandonare quelle persone al loro destino sia inammissibile. Umanamente, moralmente e politicamente. L’esito complessivo dei processi genovesi, con la sua manifesta disparità di trattamento, è infatti destinato a fare da precedente, a rafforzare la sensazione di impunità tra il personale degli apparati di sicurezza e a legittimare l’uso di pene sproporzionate ed esemplari contro manifestanti.

Il reato di “devastazione e saccheggio”, risalente al periodo fascista, non è certo l’unico strumento giuridico a disposizione per fini repressivi, ma è senz’altro quello più estremo e discrezionale, poiché non ti punisce per quello che hai fatto, ma per averlo fatto in determinate circostanze. Ed è così che una bagatella, come una vetrina rotta, può trasformarsi in un reato paragonabile all’omicidio. Ebbene sì, perché la pena prevista per devastazione e saccheggio è tra 8 e 15 anni, mentre quella per omicidio preterintenzionale è tra 10 e 18 anni e quella per omicidio colposo non supera i 5 anni.

Quando giustamente ci indigniamo per la brutalità della repressione in Turchia, dovremmo ricordarci anche di questo, specie ora, visto che quel tipo di accusa viene utilizzato in maniera sempre più disinvolta, come sembrano indicare i processi per i fatti di Roma del 15 ottobre 2011.

L’altra faccia della medaglia, altrettanto grave, è l’impunità degli apparati repressivi. Nessuno pagherà per le violenze della Diaz e di Bolzaneto, mentre per l’omicidio di Carlo Giuliani non c’è stato nemmeno il processo. Beninteso, la questione non è invocare la galera per i poliziotti, ma comprendere che l’impunità genera mostri. Siamo sicuri che i casi Aldrovandi, Cucchi, Uva, Ferrulli eccetera non c’entrino con tutto questo? O che non c’entri il fatto che i reparti antisommossa italiani riescano a resistere al numero identificativo sul casco, quando persino i loro colleghi turchi ce l’hanno?

Insomma, qui non si tratta di dibattere sul passato, bensì di costruire ora e qui una battaglia politica per l’abrogazione del reato di “devastazione e saccheggio”, per l’introduzione di norme cogenti che pongano fine all’impunità, a partire da una legge sulla tortura, e per un’amnistia per i reati sociali, che possa restituire la libertà anche a Marina, Alberto e Gimmy.

Luciano Muhlbauer


Pensione Quota 96

La telenovela della pensione in onda sui vari blog:

Il quotista96, dopo aver seguito la commissione lavoro, prima e seconda puntata con pianti e lamenti, gioie irrefrenabili a seconda dell’umore e della depressione o euforia dei tastieristi da blog, attende le prossima puntata (la prossima commissione) che saranno on line con il cadenzato alternarsi nel tempo del palinsesto.
Leggi dal blog dell’On. Ghizzoni:“Se sarà confermata la condivisione annunciata, si potrebbe fissare un veloce termine emendamenti – definito dal regolamento e non eludibile – e mandare il testo, come ho già scritto, alle commissioni per il previsto parere. Tra queste vi è la Bilancio, nella quale possiamo contare sul fattivo impegno del presidente Boccia. Poi potremo speditamente procedere con la legislativa. Questo è l’iter definito dal regolamento”
Puntate successive:
Commissioni svariate puntate
Aula alla Camera discussione e votazione
Votazione anche al Senato dello stesso testo.

… puntata dopo puntata si snoda la telenovela!

Q96, seduto davanti al PC notte e giorno, non sta più nella pelle vuole vedere il gran finale … la puntata in cui il povero lavoratore della scuola, sfinito e sfibrato vede arrivare, per Legge Ordinaria dello Stato, la sua tanto desiderata pensione
ma il perfido regista ha in serbo una sorpresa, il colpo di scena di tutte le telenovele che si rispettano …

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Mozzarella … in Carrozza

La neo ministra dell’Istruzione, al question time di ieri 19 giugno, ha dato una tremolante risposta, se non nel tono di voce, nei contenuti all’interrogazione del deputato Francesco D’Uva, del M5S. Nel concreto, ha affermato di voler immettere in ruolo un totale di 59.000 assunzioni nei prossimi 4 anni:
“proprio per l’anno scolastico 2013-2014 le nomine – ha spiegato il ministro – saranno necessariamente limitate al numero suddetto, vista l’incidenza preponderante della ultima riforma del sistema pensionistico sulle cessazioni dal servizio al prossimo primo settembre 2013.
In particolare, le stime del turn over del personale docente per i prossimi anni scolastici sono di circa 44.000 unità di personale docente e Ata. Da tali dati emerge che l’entità del personale che potrà essere assunto in conseguenza diretta del turn over ammonta complessivamente a circa 59.000 unità nel prossimo quadriennio. Naturalmente tale stima – ha aggiunto il ministro – vale a normativa vigente tanto per ciò che riguarda i requisiti minimi per il pensionamento, tanto per ciò che attiene alla gestione degli organici“.
(Inciso per Q96 … non c’è trippa per gatti … )
Nei fatti il personale con contratti a tempo determinato al 30 giugno e/o al 31 agosto sono oltre 140.000 per cui per immettere in ruolo solo tutti gli iscritti nelle GAE e mantenere i Concorsi … truffa sia profumati che carrozzati occorrerebbero circa 20 anni …
Per quanto riguarda il sostegno “é allo studio la definizione di un nuovo piano triennale di immissioni in ruolo (2014-2017) del personale precario che consenta di ridurre il numero di soggetti che ancora prestano servizio nella scuola con contratti a tempo determinato”, sul sostegno ha aggiunto: “per introdurre, gradualmente e compatibilmente con le risorse disponibili, l’organico funzionale del sostegno (raggiungere la sostanziale equivalenza tra organico di diritto e di fatto nel sostegno con l’inquadramento in ruolo dei circa 30.000 docenti di sostegno che vengono utilizzati annualmente) e in prospettiva l’organico funzionale, come nuovo metodo di gestione degli organici”. In altra occasione aveva dichiarato di voler equalizzare in qualche anno l’organico di fatto con l’organico di diritto del sostegno a 90.000 effettivi. Un piccolo particolare gli addetti al sostegno sono nel corrente anno scolastico 101.000 … a casa mia è un taglio di 11.000 addetti. La famigerata circolare sui BES assegna ai GLHI il carico di lavoro dei ragazzi identificati BES. Si torna all’assunto morattiano-gelminiano della produttività che l’OCSE ha sempre rapportato aziendaliscamente con il rapporto insegnante/alunno oltre alla psichiatrizzazione del disagio sociale. Vedrete in futuro l’insegnante di sostegno occuparsi di 7/8 allunni per classe. Intanto, sempre ieri, le Commissioni Affari Costituzionali e Lavoro della Camera hanno dato parere favorevole al blocco dei contratti della PA per il 2014.

Il governo Letta è il diretto discendente del Governo Monti; hanno lo stesso DNA, li sostiene la stessa maggioranza e mostrano lo stesso servilismo al potere finanziario internazionale.
Le lotte che incendiaranno l’autunno saranno radicali e antagoniste.
Nella scuola ripartire dalle tematiche complessive dell’organico, del contratto, della sicurezza e del NO alla prove INVALSI.

Franco 20 giugno 2013


Presidi padroni, una risata vi seppellirà!

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Il senso del ridicolo e dell’ignoranza

Oggetto: risposta alla richiesta di visionare le prove Invalsi della classe Scuola primaria – rif. prot. n. 

In riferimento alla Sua del  maggio 2013,  il sottoscritto 

1. visto che la S.V. in sede di riunione di Collegio dei Docenti di  maggio 2013 ha espresso la volontà di non procedere alla correzione delle prove invalsi; 
2. visto che il lavoro di correzione è stato eseguito da altro personale disponibile e dal sottoscritto; 
3.  visto che i fascicoli delle prove Invalsi vanno conservati intatti agli atti della scuola fino alla
4. restituzione dei dati statistici da parte dell’ Invalsi stesso per una eventuale verifica dei dati contenuti sui fascicoli stessi; , 
5. considerando il suo rifiuto di correggere le prove come evidente manifestazione di disinteresse nei confronti delle prove Invalsi stesse, alla cui somministrazione Ella peraltro non ha partecipato, 
con la presente ribadisce il rifiuto, già espresso verbalmente, di consegnarle i fascicoli delle prove Invalsi compilati dai Suoi alunni e corrette da altro personale. 

Le rammenta tuttavia la possibilità di utilizzare i fascicoli in bianco, non etichettati perché in eccesso rispetto al numero degli alunni e consegnati a tale scopo ai docenti coordinatori delleinterclassi in occasione della riunione di Collegio dei Docenti summenzionata, e/o il testo delle prove reperibile sul sito dell’Invalsi, per eventuali attività didattiche con gli alunni riguardanti le prove Invalsi stesse. 

Distinti saluti.                                                                            
Il Dirigente Scolastico 

Solo il senso di onnipotenza di poter gestire la scuola come proprietà privata, può spingere un DS a rispondere in questo maniera a una richiesta di avere le prove dei propri studenti e capire quali difficoltà possano incontrare nelle prove strutturate.
La colpa del docente è quella di non aver corretto le prove, come la norma glielo consente.
Direttive che i DS ritengono sia normale imporre e quando qualcuno li richiama al rispetto delle leggi,arriva la ripicca, come con i bambini.
Non hai fatto i compiti assegnati, allora ti punisco, non ti compro il regalo che volevi.
Si da il caso che lo stesso Invalsi preveda la possibilità ai docenti di accedere ai risultati degli studenti per tutti i docenti della scuola, che abbiano oppure no, partecipato alla somministrazione delle stesse, che li abbiano oppure no corretti.
Il guaio è che quasi tutti i docenti subiscano in silenzio, spesso per scarsa conoscenza delle leggi e delle norme scolastiche, ipotizzando che il DS sia più informato o conosca le norme che sorreggano la vita scolastica
L’ignoranza delle norme alberga nelle aule scolastiche e si assiste a emanazione di comunicati da parte della dirigenza che non hanno alcun senso.
Solo un senso del ridicolo può portare DS a imporre ai docenti la presenza a a scuola quando non sono previste attività di nessun tipo; obbligare i docenti a stare a scuola a giugno quando le lezioni sono finite, obbligando i docenti ad attività non didattiche (sistemare la bibblioteca,…) è contro la norma e le sentenze  dei giudici, ma anche contro indicazioni ministeriali.
Eppure ci sono DS, che tutti gli anni emanano circolari con gli impegni nel mese di giugno dei docenti e quando qualcuno glielo fa osservare, fanno finta di non aver capito e insistono in questa pratica.
Quanto pesi anche la scarsa informazione dei diritti dello stesso personale è materia che coinvolgerebbe i sindacati nella responsabilità di non aver mai aver ricordato ai docenti e agli stessi DS quali sono i diritti e quali sono i doveri.
Quanto pesi la perdita di memoria dei vecchi e la scarsa attitudine dei giovani alla lotta; giovani a cui è stato inculcato l’idea che i diritti acquisiti sono diventati un’opzione a discrezione del DS, che aver ottenuto un posto nella lotteria del precariato è una fortuna e quindi non ribellarsi è normale.
Il conflitto come motore per le trasformazioni è scomparso, sostituito dall’accondiscenza ai dictat dei potenti.
Ecco perché tanti DS possono permettersi di rispondere con una lettera di tal fatta, senza vergogna e senza rendersi conto che questa lettera può tranquillamente finire nello sciacquone, come le prove senza risposta che lui consiglia al docente.


PdL 249 … aririnvio! A mercoledì 26 … no a giovedì 27

Il testo della discussione in commissione Lavoro alla pagina:

http://www.camera.it/leg17/824?tipo=C&anno=2013&mese=06&giorno=12&view=filtered&commissione=11&pagina#data.20130612.com11.bollettino.sede00030.tit00010

Alle fine le solite cose, copertura non valida vista la sentenza della Consulta sulle tasse alle pensioni d’oro, replica di Manuela .. trovatene una voi e poi il presidente fa notare il PdL dei M5S da abbinare, sollecitamente quando sarà assegnata alla commissione … rinvio ad altra seduta … senza alcuna data, ecco fatto … sistemati i rompicoglioni di Q96

Aggiornamento del 15 giugno
Hanno calendarizzato la seconda seduta e accorpato i due PdL Ghizzoni e Marzana ma deve essere letta la sua analisi dei costi e la proposta, ne ha pubblicato un sunto in un post Rosalba.
Una ragazza di trent’anni, precaria della scuola, da famiglia emigrata in Germania che fa un’analisi dei costi che nessuno dei tromboni del PD con il loro staff aveva mai fatto … o meglio non si era mai impegnato a farla.

Aggiornamento del 20 giugno
Campa cavallo che l’erba cresce … ancora commissione Lavoro per il 26 p.v. per identificare il numero degli aventi diritto, poi i tempi obligatori per gli emendamenti … e poi?
Rinviato al 27 giugno
Commissione seguente.
E poi?
Commissione seguente …
:roll:
La novella dello stento
che dura tanto tempo
la vo’ senti’?
Si.
Un si dice sì
alla novella dello stento
che dura tanto tempo
la vo’ senti’?
No.
Un si dice no
alla novella dello stento
che dura tanto tempo
la vo’ senti’?
:roll:
Franco


Relazione (quasi) finale

Alla fine di questo A.S., che per me personalmente avrebbe potuto essere il primo in”quiescenza”, se l’affabile e magnanima Prof. Fornero non mi avesse “salvato”, permettendomi di svolgere ancora per tanti anni il mio ruolo sempre più immiserito di docente, sento il bisogno di fare un bilancio.
Mai come durante questo ultimo anno ho potuto sperimentare come il motto femminista: il personale è politico, descriva molto precisamente la nostra condizione alla mercé dei potenti in carica; l’operazione di biopolitica avviata dal governo Napolitano1 (Monti) ha direttamente inciso sul tempo di vita di tutti i lavoratori e in particolare di quelli della scuola, operando un vero e proprio furto del nostro tempo, innalzando l’età pensionabile fino a dei limiti che non hanno eguali nel resto d’Europa.
Siamo stati sacrificati sull’altare della finanza internazionale: in trincea per abbassare lo spread …
Fatto il lavoro sporco, siamo stati chiamati al voto, con la peggiore legge elettorale vigente in Europa, che tutti i partiti dichiarano di volere abolire, ma che rimarrà a suggello dell’infame patto antidemocratico che si è stabilito tra i partiti del cosiddetto Centrodestra e quelli del cosiddetto Centrosinistra.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti, il governo Napolitano2 (Letta), frutto di uno stravolgimento dei meccanismi che regolano in ogni paese del mondo le regole democratiche: un patto tra partiti alla canna del gas e duramente puniti dagli elettori, che si accordano per annichilire qualsiasi opposizione alle politiche di austerità imposte dalla oligarchia finanziaria e per frenare il loro inarrestabile declino e occultare la verità sulla loro corruzione e su troppe vicende ancora oscure della recente storia del nostro Paese.
L’emergenza che l’oligarchia ci presenta questa volta non è più lo spread, ma la improrogabile esigenza di modificare la Costituzione, con il pretesto della “governabilità”. Le voci fuori dal coro vanno zittite, in quanto “divisive”, infatti “la guerra civile è finita”, come ha annunciato il Cavaliere del popolo dell’amore e della libertà, si apre una nuova era in cui ogni conflitto viene represso sul nascere o con i manganelli del suo Scherano.
Si dice che chi è stato ribelle in gioventù diventi conservatore in vecchiaia, ma oggidì sappiamo che il ribaltamento di significato di molte parole è il gioco preferito degli addetti alla comunicazione di massa e ai partecipanti al teatrino della politica, perciò premetto che mi considero un ribelle al pensiero unico dominante proprio in quanto conservatore; insegno Storia, e quindi il mio mestiere è insegnare alle generazioni più giovani a far tesoro dell’esperienza di chi li ha preceduti e a difendere quei principi, libertà, uguaglianza, fraternità, che ancora oggi sono troppo spesso negati o messi in discussione.
Combattere gli spettri vestiti a nuovo del passato che ritorna, educare alla cittadinanza consapevole e alla partecipazione democratica, questi gli obiettivi che, come insegnante di Lettere mi sono posto.
Temo però che questi commendevoli propositi non siano giudicati tali dalle autorità preposte, che mi impongono piuttosto di definire le competenze, le abilità, le capacità: verificarle, quantificarle, misurarle, valutarle.
La tassonomia: un virus che inoculato nel corpaccione della scuola italiana dovrebbe garantire il controllo, la “governance” del sistema …
La pretesa che ogni azione educativa sia misurabile e valutabile oggettivamente, nasconde il vero obiettivo: controllare tutte le fasi del” processo produttivo” e soprattutto controllare l’operatore, cioè l’insegnante, sempre più spersonalizzato, vincolandolo a tempi e metodi impostati da programmi informatici. La visione distorta della tecnologia che contraddistingue le “autorità competenti”, porta a utilizzare l’informatica nella scuola principalmente come strumento di controllo degli studenti e degli addetti al lavoro.
L’operazione registro elettronico, avviata dall’Ing. Profumo, non appare prioritaria e inderogabile per rendere più efficace l’azione educativa, che con sempre maggiori difficoltà si svolge nella nostre scuole, ma appare piuttosto un ulteriore tassello della ricostruzione della scuola secondo i modelli “panottici” dell’organizzazione aziendale.
A una generale perdita di autorevolezza delle istituzioni si risponde con la vecchia ricetta autoritaria: sorvegliare e punire!
Il rito degli scrutini mi sembra sempre più disumanizzato , deprivato, ridotto a puro calcolo numerico di dati presunti oggettivi, ma che nascondono la cruda soggettività di ogni valutazione e i più vieti personalismi. Uno spettacolo poco edificante, fatto di tensioni reciproche e frustrazioni incrociate.
Giunti alla “resa dei conti”, estenuati da un anno trascorso a contenere studenti sempre più impermeabili all’insegnamento, secondo i metodi e i mezzi della didattica in uso, pressati da Dirigenti che perseguono l’efficienza e non l’efficacia e che alla generale crisi di autorità reagiscono con l’autoritarismo, l’unica reazione possibile per non lasciarsi trascinare da una deriva nevrotica e autodistruttiva è mantenere la nostra dignità, che nessun Ministro o capo popolo ci potrà mai dare, lottando in prima persona contro ogni tentativo di imporre modelli autoritari di controllo sociale, che stravolgono i nostri diritti di cittadini e di lavoratori.
Carlo Morgando


Vite sospese

Cercando, in questo pomeriggio di attesa, sui vari blog che ci riguardano, un cenno sul nostro destino, sul sito di Raoul trovo un post di Carlo …
Un passo di Vite sospese dal blog di Carlo Bertani

Non riescono più a pensare alla scuola: non è possibile costruirsi una vita poi, scaduti quei termini, ripensarne un’altra e pianificarla. Sistema una casa, preparati alla pensione, fai i conti dei soldi: basteranno? Poi, una Fornero qualunque ti fa ritornare da capo per molti anni, oppure ti “esoda” in un limbo senza attributi, vuoto come la nebbia e pauroso come la notte: l’industria privata (che non sa che farsene dei sessantenni, figuriamoci oltre) ne ha approfittato a piene mani, i lavoratori no ed è stato creato un neologismo gentile, “esodato”, che non significa nulla nella lingua italiana, soltanto uno che se ne è andato da un luogo. Per approdare ad un altro? Non si sa.

Lavorare ancora un anno in più è comprensibile: l’orizzonte dei cinque anni, invece, è troppo lontano, oltre la foschia che cala d’Estate sul mare. E che fa paura perché terra incognita, come le Colonne d’Ercole di un tempo.

leggetelo nell’attesa


Margherita e Dolcino

10 giugno 1307
Settecento anni dopo rivive in Val Susa – e in ogni resistenza popolare – l’eresia dolciniana
leggi tutto l’articolo

Da mistero buffo:


La scuola che non c’è

Comunicato stampa Cobas
Inidonei/Precari/Itp/Materia Alternativa/Modelli Viventi

Il Convegno di oggi è stato interessante, vivace, ricco di spunti e di “voci” ed ha visto incrociarsi discorsi nuovi e vecchie questioni. Buona anche la partecipazione, con più di 90 persone provenienti da Piemonte, Toscana, Lazio, Campania, Abruzzo, Molise,Sicilia, Sardegna. Nella prima parte, oltre al mio intervento e a quello di Marco Barone, ci sono stati quelli di una rappresentante dell’associazione 31 ottobre ( evangelici contrari all’insegnamento della religione) e dell’Uaar ( rappresentato da una nostra RSU), che hanno condiviso la nostra campagna per l’insegnamento della materia Alternativa, come esempio di concreta applicazione del principio di laicità nella scuola ( al termine di questa prima parte è anche intervenuto un rappresentante della chiesa valdese, a sua volta interessata alla laicità della scuola,). Nella seconda parte ci sono stati gli interventi di inidonei, precari amministrativi, precari che insegnano materia alternativa, modelli viventi, che si sono aggiunti e ben inseriti come nuova componente della scuola che non c’è, anche se gli interventi si sono concentrati soprattutto su inidonei e precari ATA ( componente in crescita costante nelle presenze, con una decina di ATA provenienti da Napoli, cinque dalla Sicilia, due da Torino e sempre molto determinata). Sia all’inizio che alla fine del Convegno siamo stati raggiunti da un’e-mail e da una telefonata della senatrice Puglisi che ci ha tenuto a rassicurarci in tutti i modi e affermando che il suo disegno di legge ha la firma di tutti i gruppi politici, è accompagnato dalla volontà del governo di risolvere la situazione (dichiarata di fronte alle due commissioni cultura di camera e senato) e per il quale si sta lavorando alle coperture economiche. Nel pomeriggio siamo stati a Montecitorio dove siamo stati raggiunti da alcuni senatori e deputati del M5S ( i senatori Morra e Catalfo che ci hanno raggiunti con una rappresentante della commissione sanità, coinvolta nella questione inidonei, visto che si vorrebbe demansionare e dequalificare personale affetto da gravi patologie e il deputato Vacca, che ha presentato una risoluzione sugli inidonei alla camera ). Senatori e deputati hanno anche detto che giovedì ci sarà un incontro con la ministra Carrozza, alla quale rappresenteranno tutti i problemi loro esposti. E’ sceso ad incontrarci anche il portavoce della Boldrini, Roberto Natale, il quale ci ha riferito che la presidente della camera è informata e che lui personalmente seguirà l’iter del disegno di legge presso la commissione bilancio della camera, tenendoci aggiornati sull’evolversi della situazione . Possiamo dire che i colleghi e le colleghe sono stati tutti soddisfatti sia per il livello della discussione e la varietà dei temi trattati che per gli incontri avuti e le prospettive, rivelatesi nel complesso positive. A latere della riunione c’è stato un incontro tra Valdesi, Protestanti, Atei agnostici e il nostro Daniele De Prai, per agire congiuntamente nella richiesta dell’attivazione della materia alternativa, con diffida al MIUR e pressioni affinché sin da settembre prossimo i precari siano assunti.

Prossimi passi:

1) – Monitoraggio della situazione degli inidonei e del personale precario amministrativo e tecnico, e richiesta di incontro al MIUR per chiarire ulteriormente la questione del riconoscimento dell’intero punteggio del personale precario amministrativo e tecnico e dei posti effettivamente disponibili per le immissioni in ruolo;

2) – Definizione della campagna per la laicità della scuola e coinvolgimento delle associazioni presenti al Convegno ( Valdesi, 31 ottobre, UAAR ) per la predisposizione di un testo comune per l’immediata richiesta dell’attivazione della materia alternativa nelle scuole e preparazione di specifici incontri per predisporre i progetti da presentare per l’insegnamento della materia alternativa, con verifica sui territori degli spazi per l’attuazione di specifici corsi di Storia dell’arte ( finanziati dalle regioni e svolti dai docenti precari della disciplina) finalizzati a promuovere la conoscenza del patrimonio artistico italiano e della sua storia;

3) – A luglio organizzazione di presìdi presso il senato e la camera nel caso di mancata, definitiva soluzione della problematica degli inidonei.

Un saluto

Anna Grazia


Il governo blocca gli inidonei

Cobas Scuola
I docenti “inidonei” hanno appreso in data odierna dalla senatrice Puglisi che la proposta di legge per l’abrogazione dell’art 14, commi13-14-15 della Legge 135/2012, presentata al Senato e sottoscritta da tutti i partiti è stata bloccata, ancora una volta, con motivazioni che i docenti reputano poco chiare. Inidonei ancora in piazza.

La legge 135, che prevedeva il licenziamento dei docenti malati e la loro ‘deportazione’ sui posti del personale amministrativo e tecnico ( con grave ricaduta sullo stesso lavoro svolto nelle segreterie), era stata finalmente superata con la presentazione di una proposta di legge al Senato e una alla Camera, nelle quali si chiedeva l’abrogazione della iniqua norma. Con la sottoscrizione del progetto di legge da parte di tutti partiti oramai si aspettava il solo passaggio alla Camera per la ratifica definitiva.

Il governo ha però improvvisamente deciso di rigettare il provvedimento, per motivazioni ancora non chiarite ed ora i docenti inidonei, per la seconda estate di seguito, si trovano nuovamente a dover scegliere la strada della protesta e a dichiarare lo stato di agitazione, richiamando tutti e tutte coloro che, pur con gravi patologie, hanno mantenuto in vita per un’estate presidi, scioperi della fame e sit-in, a scendere ancora una volta in piazza contro questo governo, che nuovamente procede, come i suoi predecessori ad avviare una nuova persecuzione nei confronti di cittadini e cittadine malati, così come fece il governo nazista, deportando per primi, i malati nei campi di concentramento, per potersene liberare.

Ma i docenti inidonei, i precari ATA e gli ITP, convinti che tale accanimento nei confronti di 3.500 docenti, colpevoli solo di essersi ammalati, non possa avere alcuna giustificazione, rispondono ancora una volta con la mobilitazione, confermando il Convegno CESP previsto per il 10 giugno prossimo a Roma, che si svolgera’ presso la Sala Cesp in Viale Manzoni,55.

I docenti hanno anche chiesto ai Presidenti del Consiglio, della Camera e del Senato, un incontro urgente per chiarire i motivi veri di questo ennesimo accanimento e per prevedere, insieme, con una precisa assunzione di responsabilità da parte degli stessi e delle forze politiche, le soluzioni possibili.


Il ministro Carrozza scarica Quota96

testo completo audizione del ministro Maria Chiara Carrozza alle commissioni della camera e del senato del 6 giugno 2013

Tante belle intenzioni, ma nulla di rivoluzionario per una scuola in coma profondo. Per noi di quota96 nessun impegno anzi una certezza che potete leggere a pag 18/19, per i pigri riporto il passaggio:
A tutte le misure sinora illustrate relativamente al personale della scuola, si deve aggiungere un serio segnale al personale precario, mediante l’elaborazione di un nuovo piano triennale di assunzione in ruolo del personale precario.*
Per assicurare l’assorbimento delle consistenti masse di personale precario che tuttora presta servizio con contratti a tempo determinato nella scuola e per evitare ogni tipo di tensione, anche in considerazione del fatto che le nomine per l’a.s. 2013/2014 saranno necessariamente limitate, attesa l’incidenza preponderante della ultima riforma del sistema pensionistico sulle cessazioni dal servizio al prossimo 1° settembre 2013, è opportuno varare un nuovo piano triennale di assunzioni per il 2014/17, periodo per il quale è previsto un turn-over complessivo di 44.000 unità. A tal fine, si procederà garantendo il giusto equilibrio tra assorbimento del personale precario e concorso pubblico.

nota * Infatti, con la autorizzazione a nominare personale docente educativo ed ATA per l’a.s. 2013/2014, si concluderà il piano triennale delle assunzione nel comparto scuola (art 9, comma 17 del DL 70/2011) con il quale sono stati coperti i posti vacanti e disponibili a seguito del turn-over nel triennio di riferimento, con l’aggiunta di quelli che erano precedentemente vacanti e disponibili e di cui non era stata data l’autorizzazione alla copertura con contratti a t.i.


Un collega con SMS mi fa notare le pagine 23 e 24.
Concludendo questa parte sull’istruzione, voglio ricordare altri due temi su cui insieme, pur tenendo conto delle compatibilità finanziarie esistenti, potremmo lavorare:
a) la revisione delle norme che prevedono l’inquadramento dei docenti inidonei nei profili di assistente amministrativo e tecnico;
b) una normativa integrativa della riforma pensionistica che consenta una deroga, in considerazione della specialità del comparto scuola, al fine di permettere al personale scolastico che avesse maturato i requisiti previgenti
nell’anno scolastico 2011/2012 di andare in pensione nell’anno scolastico successivo secondo la precedente normativa.

A casa mia significa che, nelle intenzioni del ministro Carrozza, se trovano i soldi, “potremmo” (condizionale presente) andare in pensione il 1° settembre 2013. Ritengo che sia difficile che tutte le circostanze e soprattutto quella economica collimino e ci permettano l’uscita tanto desiderata. Magari avvenisse. Ma è noto io non ho fiducia in questi politicanti!
Per il futuro, per i colleghi del 53 che non abbiano 40 anni di servizio che succederà? … i tempi di pensionamento nei termini dettati dalla riforma Fornero.
Un turnover pervisto di 44.000 unità nel quadriennio vuol dire 11.000 pensionamenti l’anno quindi numeri simili a quest’anno, dimezzato rispetto al precedente dalla riforma Fornero. Con l’organico funzionale non si pensionano gli insegnanti “anziani” si mettono dei tappabuchi nelle scuole in rete territoriale ricordate le DOP (Dotazione Organico Provinciale).
Non si può cambiare dunque la nostra sorte?
NO! Gli inidonei con la loro lotta, collegandosi agli ATA ed ai precari, hanno vinto e l’iniquo provvedimento sarà sicuramente ritirato. Noi abbiamo preferito altri percorsi, giudiziari, istituzionali e il dorato isolamento senza coinvolgimenti ideologici, e, senza scelte chiare di campo, al momento siamo ancora in mezzo al guado!

Franco
7 giugno 2013
versione rivista alle 12:30


Ingiustizia è fatta

Cucchi, ingiustizia è fatta!
di Erri De Luca

Il potere dichiara che il giovane arrestato di nome Gesù, figlio di Giuseppe, è morto perché aveva le mani bucate e i piedi pure, considerato che faceva il falegname e maneggiando chiodi si procurava spesso degli incidenti sul lavoro. Perché parlava in pubblico e per vizio si dissetava con l’aceto, perché perdeva al gioco e i suoi vestiti finivano divisi tra i vincenti a fine di partita.

I colpi riportati sopra il corpo non dipendono da flagellazioni, ma da caduta riportata mentre saliva il monte Golgota appesantito da attrezzatura non idonea e la ferita al petto non proviene da lancia in dotazione alla gendarmeria, ma da tentativo di suicidio, che infine il detenuto è deceduto perché ostinatamente aveva smesso di respirare malgrado l’ambiente ben ventilato. Più morte naturale di così toccherà solo a tal Stefano Cucchi quasi coetaneo del su menzionato.


Le intepellanze urgenti per Quota96 06/06/2013

I testi delle interpellanze:
INTERPELLANZE URGENTI

A)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, per sapere – premesso che:
   in conseguenza dell’approvazione della cosiddetta «riforma Fornero» sulle pensioni, decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, per raggiungere il requisito pensionistico con il sistema delle quote il lavoratore deve aver compiuto 60 anni di età, poter vantare almeno 35 anni di anzianità contributiva e raggiungere quota 96, avvalendosi, se necessario, anche delle frazioni di anno ai fini del raggiungimento della quota prevista;
   la cosiddetta «riforma Fornero» non ha, tuttavia, tenuto conto della specificità del «comparto scuola» che ha da sempre usufruito di una sola finestra di uscita in coincidenza con la fine dell’anno scolastico. Ha, quindi, annullato i requisiti per il pensionamento a chi aveva come somma di servizio quota anni pari a 96, ma al termine del 31 agosto 2012, e non quelli richiesti dalla riforma al 31 dicembre 2011, dimenticando che l’uscita per il personale docente è all’inizio dell’anno scolastico e non alla fine di quello solare e spostando, di fatto, improvvisamente di ben 4 anni l’uscita di quel personale della scuola che stava invece per maturare il diritto proprio al 31 agosto;
   con la dicitura «quota 96» si indica dunque la categoria di insegnanti che, dopo la citata «riforma Fornero», non tenendo conto delle specifiche caratteristiche del mondo della scuola per cui i requisiti pensionistici si maturano a settembre e non a dicembre (come nel resto della pubblica amministrazione), sono stati costretti a rimandare la data del meritato riposo pensionistico;
   di fronte a tale situazione, è stato presentato innanzitutto ricorso al Tar del Lazio che ha rimandato tutta la materia al giudice del lavoro delle varie circoscrizioni italiane;
   dopo l’esito positivo di alcuni provvedimenti cautelari di vari giudici del lavoro e l’appello al Consiglio di Stato, i ricorrenti sono stati invitati da quest’ultimo a rivolgersi alla Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la regione Lazio, per dirimere la questione, in particolare chiedendo se fosse possibile riaprire i termini per l’acquisizione delle domande di pensionamento, ma purtroppo per i 3.500 interessati il ricorso è stato giudicato inammissibile;
   i giudici della Corte dei conti hanno scritto nella sentenza che «non sussistono i presupposti per la richiesta di sospensione cautelare dei provvedimenti in questione, posto che è controverso un diritto pretensivo di parte ricorrente» e pertanto «la Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per la Regione Lazio dichiara inammissibile l’istanza di sospensione dei provvedimenti impugnati»;
   sussiste ancora la possibilità di una sentenza favorevole della Corte costituzionale, altro organo a cui si sono appellati i ricorrenti e da cui sperano di ottenere giustizia;
   permettere ai 3.500 lavoratori del comparto scuola di andare in pensione consentirebbe, oltretutto, l’ingresso di giovani e nuove leve in sostituzione degli stessi –:
   in che modo i Ministri interpellati intendano urgentemente attivarsi per procedere all’immediata risoluzione della questione illustrata attinente alla categoria cosiddetta «quota 96», colmando una evidente lacuna normativa e ridando adeguata dignità ai docenti e al personale del comparto scuola, «intrappolati» dalla riforma Fornero in uno stato di grave incertezza esistenziale ed economica, con importanti ripercussioni sulla stessa dignità umana e professionale della classe docente e, di conseguenza, sulla qualità dell’offerta formativa in Italia e sul corretto funzionamento dell’intero sistema scolastico.
(2-00070) «Centemero, Polverini, Petrenga, Milanato, Vignali, Marotta, Bianconi, Leone, Palese, Squeri, Picchi, Misuraca, Prestigiacomo, Giammanco, Calabria, Francesco Saverio Romano, Sandra Savino, Valentini, Faenzi, Riccardo Gallo, Romele, Cicu, Vella, Latronico, Alli, Sarro, Biasotti, Polidori, Scopelliti, Marti, Palmizio».
(3 giugno 2013)

B)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, per sapere – premesso che:
   la riforma previdenziale del Governo Monti (cosiddetta «riforma Fornero») contempla una «norma di salvaguardia» a tutela dei diritti pensionistici maturati prima della sua entrata in vigore;
   la stessa norma, pur stabilendo inequivocabilmente la non retroattività della riforma, non tiene conto delle disposizioni speciali vigenti per il comparto scuola, di cui all’articolo 1, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 351 del 1998, che vincola la cessazione del servizio nel comparto scuola «all’inizio dell’anno scolastico o accademico successivo alla data in cui la domanda è stata presentata», e all’articolo 59 della legge n. 449 del 1997, secondo il quale per «il personale del comparto scuola resta fermo, ai fini dell’accesso al trattamento pensionistico, che la cessazione del servizio ha effetto dall’inizio dell’anno scolastico e accademico con decorrenza dalla stessa data del relativo trattamento economico nel caso di prevista maturazione del requisito entro il 31 dicembre dell’anno»;
   nonostante la presenza di questa norma speciale per i lavoratori della scuola che li vincola inevitabilmente all’anno scolastico, la riforma del Governo Monti, emanata nel mezzo dell’anno scolastico, ha prodotto sui lavoratori di tale comparto un effetto retroattivo: essi, infatti, non hanno potuto far valere, ai fini del pensionamento secondo la normativa previgente, i requisiti maturati nell’anno scolastico 2011-2012;
   in data 26 gennaio 2012, la Camera dei deputati ha accolto l’ordine del giorno n. 9/4865-AR/79, a firma di Ghizzoni e altri, che «impegna il Governo, in sede di discussione del primo provvedimento utile, a prevedere un intervento normativo volto a introdurre il termine del 31 agosto 2012 per il personale del comparto scuola che ha maturato i requisiti di accesso e di regime delle decorrenze vigenti prima della data di entrata in vigore del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214»;
   in data 8 marzo 2012 la circolare n. 2 del dipartimento per la funzione pubblica, in applicazione della «riforma Fornero» ribadisce espressamente, al punto 6, la specificità del comparto scuola;
   in data 12 marzo 2012 la circolare n. 23 del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca applica la «riforma Fornero», senza considerare la specificità del comparto scuola basata sull’anno scolastico;
   in data 27 luglio 2012 la V Commissione (Bilancio) del Senato della Repubblica respinge, accogliendo il parere negativo del Governo, l’emendamento 22.45 (Bastico e altri) al disegno di legge n. 3396 («spending review»). Il Sottosegretario pro tempore Polillo motiva il parere contrario con la carenza di risorse finanziarie a copertura degli oneri. Viene approvato, invece, un emendamento, il 14.1000, che per la prima volta dal varo della «riforma Fornero» introduce la data del 31 agosto 2012 quale termine utile per accedere al trattamento pensionistico secondo le norme previgenti, limitandone però l’applicazione ai soli docenti in esubero ed escludendo i docenti non in esubero e tutti i non docenti;
   nell’agosto 2012 i tribunali del lavoro di Oristano, Torino, Siena e Venezia hanno riconosciuto le ragioni dei ricorrenti circa il diritto al «collocamento a riposo a partire dal 1o settembre 2012», ritenendo «rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale»;
   il tribunale di Roma, in particolare, con la sentenza n. 97080 del 2012, ha ritenuto che la cosiddetta «riforma Fornero» «intervenga a modificare esclusivamente i requisiti per la maturazione del trattamento pensionistico e dunque dei fatti costitutivi del relativo diritto, senza occuparsi dei problemi di sfasatura temporale tra il momento in cui si verificano tali fatti costitutivi ed il termine dal quale si può farlo valere, per peculiari esigenze di servizio. È proprio questo il caso della scuola in cui il decreto del Presidente della Repubblica n. 351 del 1998 stabilisce che, a prescindere dal momento di maturazione dell’anzianità legislativamente richiesta, il diritto al collocamento a riposo decorre dal successivo primo settembre, ossia previa conclusione dell’anno scolastico in corso. Dal momento che la nuova legge si occupa esclusivamente della riforma dei requisiti per il trattamento pensionistico e non anche dei problemi connessi alla sua decorrenza, deve ritenersi che tale ultimo aspetto continui ad essere regolato dalla vecchia normativa in base alla quale è sempre risultata pacifica, nel comparto scuola, la distinzione tra il momento della maturazione del diritto a pensione e il momento della sua decorrenza, coincidente con la fine dell’anno scolastico successivo»;
   nella notte tra il 14 e 15 novembre 2012 la V Commissione (Bilancio) della Camera dei deputati discute l’emendamento 8326 (Ghizzoni) alla «legge di stabilità», che prevede che le norme antecedenti alla «riforma Fornero» «continuano ad applicarsi al personale della scuola che abbia maturato i requisiti entro l’anno scolastico 2011-2012, secondo l’articolo 59, comma 9, della legge 27 dicembre 1997, n. 449 e successive modificazioni». L’emendamento è sottoscritto dalla maggioranza dei gruppi rappresentati. Il Governo, attraverso il sottosegretario pro tempore Polillo, esprime parere contrario, ipotizzando che i soggetti interessati siano, secondo dati dell’Inpdap e della Ragioneria generale dello Stato, circa 7.000 e che l’onere finanziario risulterebbe pertanto eccessivo. L’onorevole Ghizzoni replica che l’entità della platea è stata identificata in 7.000 unità in modo del tutto superficiale e contraddittorio rispetto ai dati del competente dicastero che ne ha contate circa 3.700. L’emendamento è dapprima accantonato e quindi «respinto per l’aula». L’aula però non ha potuto votarlo, perché per la «legge di stabilità» era previsto il voto di fiducia;
   con riferimento alla «riforma Fornero» e al termine del 31 agosto 2012 per l’accesso alla pensione, alcuni lavoratori della scuola e rappresentanti di categoria hanno perseguito la via giudiziaria dinanzi alla giustizia ordinaria, contabile e amministrativa e al momento alcuni procedimenti pendono dinanzi alla Corte costituzionale –:
   quali iniziative o atti, anche normativi se necessario, il Governo intenda assumere in ordine all’applicazione alle lavoratrici e ai lavoratori della scuola della cosiddetta «quota 96» delle disposizioni che tengono conto della peculiarità del comparto scuola, che ha, nell’inizio dell’anno scolastico successivo, l’unico termine utile per accedere al trattamento pensionistico maturato nell’anno scolastico precedente, risolvendo le problematiche interpretative e applicative sorte a causa della cosiddetta «riforma Fornero», che agiscono in palese violazione di legge e generano disagio sociale ed economico.
(2-00071) «Migliore, Pannarale, Di Salvo, Costantino».
(4 giugno 2013)

Il testo stenografico delle due interpellanze, per chi preferisse vedere le facce ed ascoltare i nostri deputati … de gustibus non disputandum est può scaricare i video in formato AVI o visualizzarli sul proprio PC (deve avere Real Player installato basta il browser plug in).

I video: LEGISLATURA 17^ SEDUTA 30 DI GIOVEDÌ 6 GIUGNO 2013 con Real Player installato cliccare sul contenuto che si vuole visualizzare nella colonna di Dx

Per scaricare i file AVI:
Illustrazione Centemero (PDL)
Risposta di Dell’Aringa (PD) per il Governo
Replica di Centemero

Illustrazione Pannarale (SEL)
Risposta Dell’Aringa
Replica Pannarale


CGIL-CISL-UIL RITROVANO L’UNITA’…CONTRO I LAVORATORI

L’accordo Cgil-Cisl-Uil-Confindustria del 31.5.13 è la logica conseguenza dell’insulso inciucio che ha costruito il governo Letta , finalizzato alla logica corporativa della “ pace sociale”,imposta con il blocco salariale-conflittuale e con l’esclusione del sindacalismo di base dalla rappresentanza..
Questo accordo ,definito entusiasticamente dai contraenti “ storico”, è l’evoluzione applicativa di quello sottoscritto il 28.6.11 , con il quale si rendeva superfluo il CCNL , attraverso le famigerate “deroghe” a stipulare nei contatti aziendali materie di pertinenza del CCNL.
Qui “ in più” c’è la soluzione-scambio del superamento degli “ accordi separati”, per una rinnovata,rigida e complice concertazione ai danni dei lavoratori..
La soluzione passa per una misurazione certificata della rappresentanza dei firmatari dell’intesa : chi supera il 5% tra deleghe e voti Rsu , non può essere escluso dai tavoli contrattuali.
Lo scambio sta nella “ validità erga homnes” degli accordi e nel divieto di sciopero, pena sanzioni economico-normative, imposto su quanto accordato nel CCNL,contratti 2°livello e/o aziendali.
Con questo meccanismo truffaldino e anticostituzionale , i Confederali pensano di potere tirare a campare nella crisi , nel tentativo di soffocare rivendicazioni e rivolte.
L’approvazione della Fiom all’accordo non deve meravigliare, ne farsi trarre in inganno dal suo mediatico agitarsi politico : la Fiom resta allineata e coperta con la gestione Cgil-Camusso, lo dimostrano le quotidiane sottoscrizioni di accordi aziendali concertativi,quelli che escludono o continuano ad osteggiare la rappresentanza ai Cobas.
Va da se che con l’esclusione dalla rappresentanza sindacale del sindacalismo di base, i compari non raggiungono lo scopo del consenso. Anzi questo rafforzamento del monopolio in tempi di
“crisi di identità” sta lì a dimostrare la loro debolezza e caducità , di fronte alla incontenibile richiesta di lavoro-reddito-diritti-dignità che sale nel Paese.

IL DIRITTO DI SCIOPERO NON SI TOCCA ! E’ un naturale diritto di libertà sancito dalla Costituzione, che né le leggi che lo limitano, né accordi capestro come questo saranno mai in grado di bloccare l’insorgenza sociale, che quando esplode consuma qualsiasi ostacolo.

IL DIRITTO ALLA RAPPRESENTANZA DEMOCRATICA, non può essere conculcato da questa ulteriore forma di protezionismo. La strada maestra è la Legge sulla Rappresentanza, già sollecitata più volte anche dalla Corte Costituzionale, chiamata a valutare la vetustà dell’art.19 L.300/70.

“L’ERGA HOMNES”- la validità degli accordi estesa a tutti i lavoratori – non può essere carpita con questi furfanti mezzucci : solo il referendum che raggiunge il quorum del 50%+1 degli aventi diritto al voto, può assumere la “validità erga homnes”.

La Confederazione Cobas nel mentre denuncia e contrasta questa infame porcata , continua la sua imperterrita opera di sostegno alle rivendicazioni dei lavoratori e dei ceti popolari , così come si fa carico di contribuire alla ricomposizione delle forze sociali intese alla trasformazione della società.

Roma 4.6.13 CONFEDERAZIONE COBAS


LETTERA APERTA A MAURIZIO LANDINI

Sull’accordo c’è molto disaccordo, per fortuna. Il giuslavorista Carlo Guglielmi scrive a Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, evidenziando le sue contraddizioni.

LETTERA APERTA A MAURIZIO LANDINI

Caro Landini, hai commentato l’accordo interconfederale del 31 maggio sulla rappresentanza dal sito della tua organizzazione (e poi ribadito nell’intervista rilasciata sabato al Manifesto) giudicandolo “positivo e importante… un passo avanti in materia … di democrazia nei luoghi di lavoro” che riconosce “il valore delle nostre lotte” e che “parla alla politica perché risolve…quella che è una crisi generale della rappresentanza”. Ed invece – interrogato sui “problemi che restano aperti” – l’unico limite che hai identificato è che il patto “non risolve il problema della Fiat”, ed è “proprio per questo necessario arrivare comunque ad una legge” che evidentemente speri possa ricalcare i medesimi contenuti dell’accordo.

Ed allora vediamo quali sono questi contenuti. Nell’accordo del 31 maggio si poggia la rappresentatività sindacale su due gambe: le “iscrizioni certificate” e “il dato elettorale” nelle elezioni per le Rsu. Le “iscrizioni certificate” sono le “deleghe” ovverosia le trattenute sindacali operate dai datori di lavoro, di cui – dopo gli sciagurati referendum del 1995 – solo i sindacati firmatari di contratto (sostanzialmente Cgil Cisl e Uil) hanno diritto. E davvero non credo che proprio tu possa ritenere che l’esclusione dalla possibilità di rappresentare i lavoratori dei sindacati che non hanno firmato il contratto nazionale sia “un passo avanti in materia… di democrazia nei luoghi di lavoro”. Ma ancora più rilevante è l’analisi della seconda gamba, ovverosia “il dato elettorale” nelle elezioni per le Rsu . Ed infatti in base all’accordo del 31 maggio nei posti di lavoro (di certo prevalenti) ove i lavoratori già oggi non votano per eleggere i propri rappresentanti si potrà procedere al “passaggio alle elezioni delle Rsu ….solo se definito unitariamente dalle federazioni aderenti alle Confederazioni firmatarie il presente accordo” con pesantissimo arretramento rispetto al protocollo del 1993 che prevedeva il potere di impulso a qualsiasi sindacato raccogliesse il 5% delle firme dei lavoratori e aderisse alle procedure elettorali di cui al protocollo stesso. Con il patto del 31 maggio il diritto di scelta dei propri rappresentati non è più neppure formalmente dei lavoratori ma diviene una facoltà di Cgil, Cisl e Uil azionabile discrezionalmente a seconda delle convenienze azienda per azienda. Insomma, quand’anche la Fiat rientrasse in Confindustria, comunque senza il consenso di Fim e Uilm e Federmeccanica i lavoratori non potrebbero votare. Ma addirittura stupefacente è la successiva previsione contenuta nell’accordo del 31 maggio per cui comunque – laddove le elezioni delle Rsu invece si terranno – “ai fini della misurazione del voto espresso da lavoratrici e lavoratori nella elezione della Rappresentanza Sindacale Unitaria varranno esclusivamente i voti assoluti espressi per ogni Organizzazione Sindacale aderente alle Confederazioni firmatarie della presente intesa”.

Insomma – dato che tu stesso additi le regole dell’accordo di venerdì scorso “alla politica” come strumento per “risolve(re)…quella che è una crisi generale della rappresentanza” – è come se consigliassi all’omologo governo di larghe intese di fare una riforma elettorale che dica che il cittadino può scegliere il partito che vuole ma poi, per la distribuzione dei seggi in Parlamento, varranno esclusivamente le tessere e i voti espressi per i soli partiti aderenti alla maggioranza che sostiene il Governo Letta-Alfano, realizzando un sistema quanto meno”protetto” cioè autoritario.

Ed ancora più stupefacente è che, alla domanda sui limiti dell’accordo, tu abbia del tutto omesso di riferire come per te (e per la tua organizzazione) sia almeno un “problema” il fatto che l’accordo del 31 maggio non solo prevede “l’impegno… a non promuovere iniziative di contrasto agli accordi” ma che ad esso si aggiunge il rinvio ai contratti di categoria per identificare “le conseguenze di eventuali inadempimenti”. E così il patto del 31 maggio ha fatto cadere persino la davvero minimale clausola di garanzia contenuta nell’accordo del 28 giugno 2011 che quanto meno imponeva che le sanzioni riguardassero “non i singoli lavoratori” avendo invece da oggi i contratti nazionali facoltà di colpirli qualora vogliano mettere in campo “iniziative di contrasto” (come subito rilevato dal vicepresidente di Confindustria Dolcetta sul Sole 24 ore del 2 giugno). Insomma forse per qualche giorno la tua personale credibilità e quella della tua organizzazione potranno impedire ai più di comprendere appieno i contenuti dell’accordo e quindi prendere per buona la tua affermazione per cui l’accordo del 3 maggio “riconosce il valore delle nostre lotte”. Ma il punto è che quando dici “nostre” non puoi fare riferimento solo al gruppo dirigente nazionale che ti sostiene e neppure alla sola Fiom ma lo devi fare al ben più ampio movimento di cittadini, studiosi, personalità pubbliche, associazioni, partiti e altri sindacati che con te si sono attivati e battuti. Ti ricordo allora che le “nostre” lotte non erano per sostituire la regola dell’art. 19 dello Statuto per cui può rappresentare i lavoratori solo chi firma il contratto con la nuova regola del 31 maggio per cui possono rappresentare i lavoratori solo Cgil Cisl e Uil. Le “nostre” lotte non erano solo per ottenere il doverosissimo reingresso della Fiom ai tavoli della contrattazione e nella pienezza dell’agibilità sindacale (trattenute, diritto di assemblea eccetera) in cambio della rinunzia al conflitto sindacale e giudiziario. Le “nostre” lotte erano per l’esatto contrario: un nuovo protagonismo conflittuale e democratico dei cittadini al lavoro. E già da sabato e domenica sono iniziate sia a Roma che a Milano contestazioni spontanee che presumibilmente non tarderanno molto ad estendersi via via che si sarà compreso il contenuto del patto del 31 maggio. Credo quindi tu abbia oggi tre scelte davanti a te da prendere molto rapidamente. La prima è dire che il tuo giudizio positivo atteneva alla scelta di contare voti e tessere ma che non approverai mai nessun accordo e nessuna legge che non prevederanno il diritto universale dei lavoratori di votare e il corrispondente dovere di contare voti e tessere di tutti i lavoratori senza alcuno scambio con il diritto al conflitto, continuando così ad essere uno dei protagonisti assoluti della battaglia per la democrazia sul posto di lavoro. La seconda scelta è dire la verità sui disastrosi contenuti dell’accordo del 31 maggio e provare a spiegare la tua posizione per tentare di tenere unito un filo di confronto con i moltissimi che hanno guardato alla Fiom e a te personalmente con speranza e fiducia e che ora si sentono abbandonati e delusi. La terza scelta è continuare a sostenere che l’accordo del 31 maggio sia “positivo e importante… un passo avanti in materia …di democrazia nei luoghi di lavoro” da generalizzare per legge, diventando così tu di fatto un vero e proprio ostacolo (forse il maggiore) sulla strada della democrazia del lavoro in questo paese. Nella sincera speranza tu voglia scegliere la prima strada, ti invio

un cordiale saluto

Roma, 3.6.2013

Carlo Guglielmi, Presidente del Forum Diritti Lavoro


Le ragioni della mia obiezione di coscienza.

Flavio Maracchia ha opposto obiezione di coscienza il 10 maggio 2013 alla prova di matematica, non potendo scioperare in quanto quel giorno non era stato indetto sciopero.
E’ sottoposto a contestazione di addebito. Questa è la sua lettera di risposta

Flavio Maracchia, insegnante di scuola primaria
presso l’Istituto Comprensivo Largo Oriani 1 00152 Roma
Premessa
Non sarei un obiettore di coscienza degno di questo nome se non sapessi affrontare le conseguenze del mio rifiuto e non fossi pronto a sopportare un procedimento disciplinare che suona sordo, inefficace e bislacco se messo a confronto con l’amore che nutro per i bambini, presenti e futuri, e con il senso di dovere che provo nei loro confronti, molto più grandi di ogni altra cosa.
Non sarei un obiettore di coscienza degno di questo nome se provassi a nascondermi e non tentassi di spalancare le finestre della mia aula per far entrare il sole.
Non farei il maestro se avessi paura del buio e non mi sentissi schiacciato dalla responsabilità e dal compito di dover rifiutare ogni connivenza, nella certezza che, se la parola insegna, è l’esempio che educa e che non tanto di maestri c’è bisogno in questo mondo, ma di testimoni. Testimoni che sappiano anteporre la forza e la straordinaria bellezza di un principio al mero interesse personale e al proprio vile tornaconto.
Non sarei quello che sono se smettessi di rabbrividire davanti all’aridità asfittica di un richiamo come quello ricevuto, che al coraggio e all’appassionato appello di un maestro, risponde con la tranquilla disumanità impersonale di un ciclostile. Aridità che ben precorre il sistema a cui l’Invalsi stesso ci condurrà inevitabilmente se non fermato in tempo.
Remigio Cuminetti, Pietro Pinna, Rodrigo Castello, Giuseppe Gozzini, sono i nomi di alcuni tra i primi obiettori che rifiutarono per motivi di coscienza l’uniforme militare. Pagarono per questo, scontando fino a dieci mesi di reclusione. La storia però dette loro ragione. Molti anni dopo, infatti, fu grazie alle loro lotte se io ho potuto scegliere come impiegare un anno della mia vita, optando per il servizio civile e dedicando il mio tempo agli ultimi e ai reietti invece che marciare per ore nel cortile di qualche caserma.
L’obiezione di coscienza è dunque una scelta difficile, controcorrente, in linea con una coerenza intima che diviene prodromo di una resistenza pubblica e al tempo stesso atto di fiducia nel giudizio della storia.
Dopo il 1938 alcuni maestri obiettarono alle leggi razziali. Mi chiedo cosa avrebbe fatto allora la Dirigente scolastica della mia scuola se un maestro avesse scelto l’amore per i bambini e la loro difesa invece che l’obbedienza verso le indicazioni uscite dalle fosche stanze del palazzo della Pubblica Istruzione. Probabilmente avrebbe reagito nello stesso modo, appellandosi a decreti, delibere e regolamenti, e avviando un procedimento disciplinare verso quel maestro. Avrebbe abbandonato, come tante volte avvenne, il maestro al suo gesto di coraggio isolato, condannandolo alla persecuzione e al confino. La storia però avrebbe dato ragione a lui.
Molto prima di me, e con castighi ben più grandi di quelli che rischio io per combattere il becero sistema di valutazione conseguente all’Invalsi, l’obiezione di coscienza ha segnato il destino di uomini al cui coraggio non posso neanche avvicinarmi. Il nostro passato è ricco di uomini che, molto più in generale, hanno saputo anteporre la grandezza di un ideale alla piccolezza del proprio vantaggio. La storia che oggi insegniamo nelle scuole è per fortuna ancora piena di testimonianze di questo genere. Le portiamo come esempio ai nostri ragazzi. Che maestro e che uomo sarei allora se insegnassi la bellezza di queste vite e poi non prestassi ascolto alla mia coscienza, facendo finta di nulla, per viltà o per semplice calcolo di un tornaconto?
La follia dell’Invalsi
Il sistema di valutazione Invalsi fa acqua da tutte le parti. Non funziona. Non serve a nulla. Nel migliore dei casi è frutto di un nonsense pedagogico, un equivoco, o semplicemente il risultato ultimo di un’ingenuità didattica. Nel peggiore dei casi è invece il maldestro tentativo di un appiattimento formativo, il documento certificato di un decadimento culturale, una blasfemía.
La critica al sistema, che nel mio caso interessa evidentemente la scuola primaria, può essere scissa su due livelli. Il primo livello prende in considerazione solo alcuni aspetti formali, che comunque rendono bene l’idea sull’assoluta mancanza di serietà dell’operazione di valutazione e sull’alto tasso di cialtronaggine che la contraddistingue.
Il secondo livello invece entra nel merito. Disapprova il sistema nella sua sostanza e vorrebbe scardinarlo nelle sue fondamenta.
Ammettiamo per un istante (ma solo per un istante) che il sistema Invalsi serva a qualcosa e sia necessario. Eminenti figure del panorama scientifico e scolastico italiano, non necessariamente contrarie a questo sistema di valutazione, hanno sollevato più volte l’obiezione che i test proposti fossero assolutamente incoerenti, confusi, difficilmente comprensibili, forvianti e perfino sbagliati nella loro pretesa di scientificità. La sensazione che spesso si è avuta nel leggere il contenuto delle prove è che chi le ha redatte poco sappia, o nulla, di didattica, pedagogia e bambini. Uguale esito disastroso si sarebbe potuto ottenere se un maestro fosse stato chiamato a elaborare test per valutare la resistenza alla fatica di un cavallo da corsa. Cosa ne sa un maestro di cavalli da corsa? Appunto.
Se un sistema di valutazione con domande a risposta multipla può promuovere uno scimpanzé fortunato e provvisto di matita, forse non è un sistema affidabile. Di sicuro non lo è se a somministrare le prove che devono giudicare il valore di una classe e di una scuola sono i maestri di quella stessa classe e di quella stessa scuola. Se dal risultato la scuola trarrà benefici, economici e di immagine, si può credere nell’obiettività, imparzialità e neutralità della sua classe docente impegnata a somministrare e spesso anche a correggere le prove? La risposta è naturalmente no. Il meccanismo risponde al principio di causa ed effetto nel suo esempio più elementare. Una scuola sbandiera ai quattro venti di essere sopra le medie nazionali nell’apprendimento della matematica. I genitori fanno a gara per iscrivere i figli in quella scuola. Il pericolo di diminuzione di classi, di insegnanti obbligati al trasferimento, e di accorpamenti ad altri istituti è scongiurato.
Ma le scuole possono davvero essere confrontate sulla base di sintetici parametri oggettivi? Esiste un minimo comune multiplo capace di confrontare, comparare e commisurare una scuola elementare del centro di Milano con una a Portopalo di Capo Passero? I test Invalsi vengono spediti uguali in tutte le scuole come se ciò fosse possibile. Ma è una fantasticheria bella e buona! Una smania calcolatrice che mette in moto una macchina costosissima per un risultato inutile e schizofrenico. Un maestro elementare che tutti i giorni entra nella sua classe a Scampia o a Secondigliano fa un lavoro completamente diverso dal mio, che insegno a Roma nel quartiere di Monteverde. Pensare di poter misurare con un idento metro è una sciocchezza colossale. Uguale sarebbe cercare di confrontare l’efficacia dei reparti offensivi di una squadra di calcio e una squadra di hockey con l’unico dato delle segnature realizzate alla fine di un campionato.
I grandi geni dell’Invalsi ci dicono, numeri alla mano, che le scuole nel sud raggiungono risultati mediamente inferiori rispetto a quelle del nord. Che verità finalmente svelata!
Ma la scuola di Scampia o Secondigliano, ultima o terzultima che sia nella classifica di tutte le scuole di pari grado italiane, è davvero una scuola con scarsi risultati se ha barattato un po’ di matematica o di analisi grammaticale con un redditizio lavoro di educazione alla legalità?
La fissazione di misurare e comparare le scuole non basta. L’aberrazione dell’Invalsi continua cercando di mettere sullo stesso livello anche i bambini di una stessa classe, come fossero mele sul piatto di una bilancia. Ma se la didattica nella scuola primaria cerca, nonostante i continui tagli e le nuove leggi (che tolgono lo status di bambino con difficoltà a moltissimi bambini che dovrebbero averlo) di ritagliare intorno al bambino un percorso individuale, con piani formativi personalizzati, assolutamente originali ed esclusivi, perché poi dovrebbe valutare le sue competenze con l’identico test somministrato agli altri? Quale logica sottintende un’assurdità come questa? Sei un bambino autistico, ma siccome per me sei uguale agli altri allora avrai le stesse prove? È forse questa l’ultima frontiera in campo di attenzione alla diversità? Se così fosse, ammetto di essere rimasto molto indietro. Ma molto.
È successo in verità che molti altri abbiano avvertito una leggera incongruenza nel sottoporre un bambino con uno specifico PEI alla prova Invalsi. Resto senza parole su come tante volte sia andata a finire. Perché quando non si è raggiunto il pilatesco traguardo di non averlo a scuola (invitando i genitori a tenerlo a casa nei giorni delle prove), invece di gettare i test Invalsi dalla finestra, si è scelto spesso di far uscire dalla classe il bambino. Allora mi chiedo nuovamente quale logica sottintenda questo espediente. Sei un bambino autistico, non ti voglio sottoporre alla frustrazione, allora ti mando fuori? È forse questa l’ultima frontiera in campo di attenzione alla diversità? Se così fosse ammetto di essere rimasto molto indietro. Ma molto.
L’errore più grande che si può fare quando ci si trova davanti un bambino è considerarlo un piccolo adulto, o (non è la stessa cosa, ma quasi) un futuro adulto. Un bambino è invece l’abitante di un pianeta quasi sconosciuto, il superstite di un mondo fantastico, uno straniero che dobbiamo imparare a conoscere e con cui dobbiamo stabilire un contatto. Immaginare che il bambino per il resto dei suoi giorni possa rimanere così com’è, è quello l’approccio più ragionevole. Gli donerà sicurezza, ci aiuterà a rispettarlo, a trovare la strada per una comunicazione adeguata, a parlare con lui di tutto. Nello sforzo di tradurre nella sua lingua i nostri pensieri scopriremo la bellezza di un lavoro, quello di maestro nella scuola primaria, che non ha eguali perché è insieme viaggio, esplorazione, scoperta e conquista. La conquista più bella è arrivare a sapere che il bambino ha capito. Si fida. Hai saputo accoglierlo nel tuo mondo di adulto e sei riuscito a spiegargli come funziona da noi.
Ogni aspetto della scuola che, per un verso o per l’altro, spiega al bambino che la sua condizione è transitoria, cercando di proiettare sullo schermo della sua immaginazione la visione di quel che sarà, nega per sempre la magia del presente e si rende complice del furto di quella magia. Anche piccoli particolari possono contribuire. Perfino l’aula e la disposizione dei banchi possono essere un insulto al bambino. Lo sono ogni volta che sottolineano e cercano di anticipare la sua crescita. Vedere i banchi ordinatamente in fila come se fossero quelli di un liceo mi mette tristezza. Immaginarsi l’Invalsi. Il test a risposta multipla non c’entra nulla con la didattica nella scuola primaria. È piuttosto un esercizio da adulti in cerca di conferme. Il bambino deve imparare giocando, quasi senza saperlo. Deve imparare relazionandosi a un gruppo, il suo gruppo, primo esempio di collettività, di cittadinanza tra i tanti che in futuro gli capiterà di abitare. Non vale neanche l’assunto che in futuro il bambino, ormai cresciuto, incontrerà nella vita (per ottenere la patente, per entrare in una facoltà universitaria a numero chiuso) il fantomatico test. A voler essere precisi, tra le tante gioie che lo attendono, dovrà superare anche prove ben più dure di un quiz d’ingresso. Perché tanta fretta? Ci arriverà. Se avrà avuto un’infanzia ci arriverà strutturato.
Albino Bernardini, Mario Lodi, Alexander Neill, don Milani, Luis José María Amigó y Ferrer, Neil Postman. Sono loro le stelle polari a cui tende il mio navigare di maestro. Rimando ai loro testi per una esposizione maggiormente esaustiva di quanto esposto in queste poche righe.
È facile supporre, perché è questo l’orientamento, che, sulla falsariga del modello americano No Child Left Behind, l’Invalsi tenda a divenire presto un sistema di valutazione della classe insegnati. Personalmente ho sempre creduto nella necessità di trovare un sistema che valuti gli insegnanti, premiando i migliori e stimolando tutti gli altri a far meglio. Quello che serve è un sistema articolato, capace di considerare il lavoro dell’insegnante nella sua policromia e finisca per giudicare il lavoro di un maestro non solo come trasmettitore di conoscenza, ma anche come educatore di una prima piccola comunità, come stimolo alla curiosità e formatore a tutto tondo. L’Invalsi per favore no. Sarebbe una pericolosa scorciatoia. Le conseguenze sarebbero disastrose. L’insegnante che dovesse essere giudicato sul risultato dei test dei suoi alunni passerebbe mesi a fare quiz e dimenticherebbe tutto il resto. In realtà smetterebbe di fare l’insegnante.
A scuola ci è sempre stato detto di non copiare. I test Invalsi però sono copiati. In pratica significa che uno studente non può copiare dal compagno, un aspirante docente non può copiare da un testo durante un concorso, però il Ministero della Pubblica Istruzione sì. Lui può copiare. E copia dagli americani. Sono infatti gli americani che hanno inventato il sistema di valutazione con test a risposta multipla. Il guaio è che ora non ci credono più. Un folto gruppo di intellettuali e professori statunitensi in questi anni ha messo in crisi il vecchio sistema, ha preso il timone e ha invertito la rotta. L’appello di Chris Hedges riassume il concetto.
Una nazione che distrugge il proprio sistema educativo, degrada la sua informazione pubblica, smantella le proprie librerie pubbliche e destina le proprie onde radio a un intrattenimento stupido e dozzinale, diventa cieca, sorda e muta. Stima i punteggi nei test più del pensiero critico e dell’istruzione, celebra l’addestramento meccanico al lavoro e la singola, amorale abilità nel far soldi. Sforna prodotti umani rachitici, privi della capacità e del vocabolario per contrastare gli assiomi e le strutture dello stato-azienda, e li incanala in una casta di gestori di droni e di sistemi. Trasforma uno Stato democratico in un sistema feudale di padroni e servi delle imprese.
Gli insegnanti, con i loro sindacati sotto attacco, stanno diventando sostituibili tanto quanto i dipendenti a paga minima di Burger King. Disprezziamo gli insegnanti veri – quelli con la capacità di suscitare nei bambini la capacità di pensare, quelli che aiutano i giovani a scoprire i propri doni e potenziali – e li sostituiamo con istruttori che insegnano in funzione di test stupidi e standardizzati. Il punto è che questi istruttori obbediscono, e insegnano ai bambini a obbedire. Il programma “No Child Left Behind”, sul modello del “Miracolo Texano”, è una truffa: non ha funzionato meglio del nostro sistema finanziario deregolamentato. Ma quando si esclude il dibattito, queste idee morte si autoperpetuano.
Il superamento di test a scelta multipla celebra e premia una forma peculiare di intelligenza analitica, apprezzato dai gestori e dalle imprese del settore finanziario che non vogliono che dipendenti pongano domande scomode o verifichino le strutture e gli assiomi esistenti: vogliono che essi servano il sistema. Questi test creano uomini e donne che sanno leggere e far di conto quanto basta per occupare posti di lavoro relativi a funzioni e servizi elementari. I test esaltano quelli che hanno i mezzi finanziari per prepararsi ad essi, premiano quelli che rispettano le regole, memorizzano le formule e mostrano deferenza all’autorità. I ribelli, gli artisti, i pensatori indipendenti, gli eccentrici e gli iconoclasti – quelli che pensano con la propria testa – sono estirpati.
Una volta eravamo noi, i nostri metodi e la nostra didattica a essere presi d’esempio. C’era un motivo. Noi non sappiamo copiare. Perché poi arriviamo con vent’anni di ritardo. E finiamo per copiare la pagina sbagliata. Flavio Maracchia
Il materiale che allego è testimonianza di un dibattito tutt’altro che concluso. È solamente una piccola porzione di quanto si è detto e scritto di recente in merito alla necessità di abbandonare l’Invalsi come strumento di valutazione e in relazione alle sue più evidenti irragionevolezze.Molte delle cose che ho scritto possono trovare conferma nella lettura di quanto segue.100 pagine di materiali a supporto delle argomentazioni.