L’ultimo giapponese

Buongiorno a tutti voi. Quando leggerete questa lettera sarò morto, chissà da quanto tempo. Il mio nome era Teruo Nakamura, venivo dalle campagne di Formosa e, durante la Seconda Guerra Mondiale, m’arruolai nell’Esercito Imperiale Nipponico: nel 1974, sono stato uno degli ultimi soldati giapponesi ad arrendermi dopo più di 30 anni trascorsi nella jungla indonesiana.
Quando partii soldato avevo 24 anni: quando m’arresi, stracciato, lacero, emaciato avevo ancora il fucile d’ordinanza in efficienza ed avevo 55 anni ma parevo un vecchio di ottant’anni, tanto la jungla m’aveva segnato.
Credevo d’essere un soldato giapponese, ma – per gli attuali giapponesi – non era vero perché non parlavo abbastanza il giapponese: ero un cinese, ma divenuto – nel frattempo – un cinese di Taiwan. All’epoca, Formosa era sotto mandato giapponese, praticamente una colonia, ed io ero un soldato nipponico come tutti gli altri, ancorché coloniale.
A Taiwan non si danno pensioni a chi ha combattuto nell’esercito nemico, in Giappone – all’epoca – i militari di truppa non avevano diritto alla pensione: oggi sì, ma all’epoca no. Scelsero, ovviamente, le regole dell’epoca: se non mi andava bene potevo tagliarmi il ventre, seppuku, visto che i miei antenati (Nakamura era di lontane origini giapponesi) erano samurai. Così, mi sbarcarono a Taiwan – la mia patria – lacero ed affamato, senza una pensione.
Protestai con le autorità giapponesi – in fin dei conti avevo combattuto per il Tenno e per il Sol Levante per tre anni, più 29 alla macchia – e promisero che avrebbero approfondito il problema, ci avrebbero lavorato.
Per cinque anni ci lavorarono – cinque anni nei quali vissi della carità d’alcuni lontani parenti – e, infine, decretarono un modestissimo assegno mensile, con il quale vissi miseramente gli ultimi, scarni mesi della mia vita. Mi spensi nel 1979 per un cancro ai polmoni, già rovinati dall’umidità della jungla, a 60 anni.
32 anni di vita militare vissuti – dal mio orizzonte – in zona di guerra, pagati pochi mesi con una misera pensione di sopravvivenza? Saraba, italiani-san.

* * *
Storia amara, storia di guerra e di un’ingiustizia palese: il potere sceglie sempre il quadro normativo che più gli aggrada. Quando firmai l’ingresso in ruolo potevo andare in pensione con 19 anni, sei mesi ed un giorno: quando venne il momento, non me n’avvalsi soltanto perché avevo dei figli da mantenere. Quante colleghe, ricche, vidi andarsene in pensione giovanette! Fate figli, italiani, fate figli per la Patria.
Ci fu chiesto di rinunciare a questo diritto e lo facemmo senza protestare, senza una sola ora di sciopero: in alcuni casi, i tutori dell’ordine ne possono usufruire ancora oggi. Dagli una mano, e loro si prendono un braccio.
Da 36 anni (per le donne) a 66: trent’anni di vita rubata, proprio come al povero giapponese.

Questo articolo sarà volutamente breve, come brevissime sono da spiegare le nostre ragioni – che tutti conosciamo – ossia una riforma che ci ha colpiti quando stavamo per fare la domanda di pensione. Una riforma che ha “tagliato” in due parti un anno scolastico, prima e dopo il 31 Dicembre.
Per fortuna ci sono state riconosciute le nostre ragioni, almeno a parole: “Il formale impegno del PD per Quota 96” (Ghizzoni), “Le risorse per Quota 96 vanno trovate ad ogni costo” (Boccia).
Passi la seconda frase – che interpreta, in tono quasi minaccioso, una velleità – ma la prima è chiara, pesante come una pietra calata a fondo.
“Formale” – a casa mia – vuol dire “ufficiale”, “impegnativo”, “certo”, “garantito”…ed una sequela d’altri sinonimi: cosa ne pensa, Ghizzoni?
Soprattutto oggi, nel rosso tramonto delle nostre speranze, non c’è proprio nulla da dire per giustificare l’insuccesso, il tradimento, il vuoto senso di quelle parole al vento?
I giornali sono colmi di patetici appelli pro e contro Berlusconi, come se ciascuno di noi potesse o dovesse leggere attentamente quella sentenza e poi approvarla oppure riscriverla: una querelle senza senso, senza futuro, utile solo a riempire le pagine dei giornali.

Eppure, Berlusconi il satrapo, l’erotomane, l’evasore…ci aveva chiesto soltanto un anno in più – ricordate? “Il pensionamento del personale scolastico del Settembre 2012 è spostato al Settembre 2013” – ed oggi saremmo in pensione senza grane né patetici ricorsi legali che si perdono nel vento delle parole, senza dover ricorrere alle melliflue e fittizie promesse dei politici.
Fu proprio Bersani – “noi pensiamo ad un sistema previdenziale che consenta il pensionamento fra i 62 ed i 67 anni, con premi e detrazioni” (quello al quale stanno “lavorando” Damiano e la Gnecchi) oppure (e questa ce la dovrebbe proprio spiegare) “la Fornero è meglio di Belèn” – a rispondere “Ja” alle richieste europee, scambiando un “ritorno al governo” con la nostra pelle.
Ora, non vorrei che qualcuno mi credesse un “appassionato” del berlusconismo: è solo per mettere qualche puntino sulle “i”, troppo velocemente passate in cavalleria.

Infine – cosa assai strana ma credibile – ogni volta che parlo con qualcuno mi rispondono: “Ma non ti mandano in pensione? Informati, sono sicuro: lo ha detto la tele…”. Magari è gente un poco disattenta, ma io non guardo la Tv da decenni – qui, in campagna, non l’abbiamo nemmeno – e ciò significa che è stata imbastita una bieca campagna di stampa facendo credere di…con due mezze bugie si crea una mezza verità.
E non crediate che ci sia cascata solo gente che non sapeva nulla: il mio medico, che conosce assai bene la mia situazione, appena mi vide disse: “Allora, tutto risolto: ho sentito che ti mandano in pensione…”. Maledetti.

Non pensiamo più alla Ghizzoni, a Boccia, a tutti gli altri venditori di perline…e chiediamoci: alle prossime elezioni, chi voteremo? Nemmeno Grillo è più credibile: uno che manda in avanscoperta un gruppo di ragazzi e poi toglie la terra sotto i piedi ai suoi parlamentari ogni giorno che passa, scartabellando l’annuario delle facezie su un blog non è credibile. Il Cavaliere non lo consideriamo nemmeno, così come le “stampelle” varie, di destra o di sinistra – tipo Lega e SEL – oppure i nostri “grandi amici”, Monti & Co. (!).
Caro PD, nell’eventualità (quasi certa) di nuove elezioni, dove prenderai i voti?

Noi desaparecidos – non si sa nemmeno quanti siamo, si dice 3-6-9 mila – torneremo a darti il voto? E per che cosa? Per il bel servizio reso? Noi, insieme agli inabili ed agli ITP – quanti saremo? 7-10-13 mila? – state pur certi, Bersani, Letta, Renzi o chi per esso, che da noi non beccherete più un solo voto. Oddio, qualche idiota sopravvive…ma che volete…dicono che la madre degli imbecilli è sempre incinta.
Non solo: saremo più attivi e determinati delle cosiddette “milizie” di Berlusconi, poiché nella scuola saremmo additati come esempio anche per i più disattenti. Ogni nostro discorso partirà sempre da quello: “io non dovrei essere qui, il PD me lo aveva garantito, formalmente” e lo faremo ogni giorno che passa, noi e le nostre famiglie.

Se le elezioni si vincono, oramai, con ventimila voti di vantaggio, state pur certi che col servizio che vi faremo noi – e le nostre mogli/mariti, figli, amici, ecc – voi ritornerete al governo nel 2023, insieme agli ultimi della nostra generazione che andranno in pensione. Avrete 7-10-13 mila persone che non solo non vi daranno più il voto, ma che s’industrieranno per farvene perdere qualche decina di migliaia in più: a favore chi? Non ce ne frega nulla. Personalmente, eviterò le cabine elettorali come la peste.
Letta è un montidipendente da mandare in comunità, lui e lo zio, affetto da berluscadipendenza senile: buttiamoli a mare entrambi, così non sbagliamo.
E veniamo a noi.

Quando dico a “noi” intendo la nostra dirigenza, che non so da chi e come sia stata eletta o scelta.
L’accusa che più hanno battuto nei miei confronti – al punto di far cancellare un articolo e poi, addirittura, un blog – è sempre stata: ma da dove viene costui? Quando l’ho detto non andava bene, no, perché chiedevano cos’avevo fatto prima. Per la causa, s’intende.
Intanto, perché sono l’addetto stampa di un’altra causa, quella del Comitato ATA ITP ex Enti Locali, che si batte dal 2000 per riconoscimenti che in altri Paesi non sarebbero nemmeno da chiedere. In ogni modo, tanto per chiarire come stanno le cose in ambito europeo/italiano, noi abbiamo vinto ben due cause alla Corte per i Diritti dell’Uomo (sentenze Agrati-Scattolon) ma non sono servite a niente. Perché?

Poiché la giurisprudenza europea afferma che ogni magistrato dell’Unione deve “rispettare” le sentenze europee, ma non chiarisce cosa succede se non lo fa. Ad esempio, abbiamo vinto e perso (a seconda dei Tribunali) in Primo Grado, in Secondo Grado fino alla Cassazione (positiva e negativa anch’essa, secondo gli anni ed i governi), perso ben due volte con la Consulta fino a vincere in Europa. Nella sentenza Agrati era scritto addirittura che le ragioni giuridiche della Corte Costituzionale Italiana (a noi avversa per due volte) erano “meri appoggi ai governi in carica, senza nessuna giustificazione giuridica”. Puoi capire come se la sono presa.
Oggi, la causa è tornata indietro alla Cassazione, che l’ha rimandata alle relative Corti d’Appello per un “parere”: Genova ci ha dato nuovamente torto, e si torna da capo. Già, ma come? Non lo sanno nemmeno i legali!
Questo, tanto per raffreddare gli entusiasmi di quelli che gridano “Europa! Europa!”.

Ora, avendo già quell’impegno, dopo esser stato trasferito in altra scuola a causa della Spending Review (18 ore, 18 classi, manco insegnassi Religione!) avevo qualche piccola gatta da pelare personale. D’altro canto, quando un politico titolato a farlo – immagino – come la Ghizzoni ci assicura un “impegno formale”…
Non incolpo nessuno per il modo in cui sono state condotte le azioni: solo – rimarco – non hanno generato frutti, ma anch’io ci ho creduto, fin quando i tempi non sono diventati “sospetti”.
Allora, in santa pace e tranquillità, si dovrebbero ascoltare anche altre campane, non chiedere “chi è costui?” e poi intimare a “qualcuno” di cancellare gli articoli! E’ forse democrazia, dialogo, rispetto per le idee altrui questo? Come avete cancellato – di brutto – ogni mio intervento su Facebok?

Se volete, non scriverò più nulla né mi farò vivo: Mercoledì ho già gli esami di Settembre, Lunedì il collegio…ed il mio tempo lo dedico più proficuamente al restauro del mio veliero, un 10 metri oceanico del 1975 che ha bisogno di cure e raddobbi. Pur avendo pubblicato una decina di libri, non mi curo nemmeno più degli editori: sono come l’AIDS, se li conosci li eviti, e l’unico che mi piaceva è morto.

Perciò, signori, se vogliamo parlarci parliamo chiaro – ma senza sotterfugi di sorta né lingue biforcute – e non vantiamo piani o caste d’appartenenza, perché a nessuno frega un accidente di appartenenze politiche o conoscenze: l’unica cosa che c’interessa è che sia rispettato il nostro sacrosanto diritto d’andare in pensione. Tutto il resto sono chiacchiere.
Ho già rimarcato che la nostra causa è, per ora, fallita e senza speranza: devono fare i conti con l’IMU, con Berlusconi, con L’IVA, con L’Europa…e vi pare che gliene freghi qualcosa di noi? Ghizzoni: su, basta raccontare frottole.
Hai pensato per un attimo alle aspettative deluse, ai dubbi, ai malumori, alle sofferenze che causavi con la tua arroganza di persona “saputella” perché “onorevole”? Hai valutato, prima di spendere il termine “formale”? Ci hai acchiappati tutti, come conigli nella rete.

Sei una parlamentare del PD: le cose o le sai o non le sai, non serve a niente dire che “ci stanno lavorando” oppure che le prassi parlamentari, eccetera…perché per il personale militare e paramilitare la norma che li esonera dalla riforma Fornero non è passata neanche nelle Commissioni…via, tutto valido, ci pensa il Governo…
Vuoi sapere anche il perché! Ma non ci arrivi da sola?
Questi – anche se non sembra – hanno paura perché stanno facendo “cose e’ pazz’” in termini economici e giuridici (Costituzione): vuoi che non si tengano buona la guardia pretoria? Era il primo pensiero degli imperatori Romani! Non hanno inventato niente! Leggiti il Trattato di Lisbona alla voce “Eurogendfor”, poi mi dirai qualcosa.

Quindi – e qui concludo – se volete che dia una mano sono pronto a farlo – anche se abbiamo perso un mese dietro alle varie “cancellazioni” che non piacevano al PD ed ai piddini – ma si deve smettere di cancellare, di sottacere, in fin dei conti d’ingannare la gente. Io, da parte mia, sono pronto a smettere di scrivere su questi blog: basta chiederlo, ma di persona.

Per ora l’abbiamo preso nel birignao, però non è detto che con altre forme di lotta, più incisive, si riesca a metterli in difficoltà: certo, bisogna cambiare passo e, soprattutto, non credere più alle favole. Ed a chi le racconta.

Di Carlo Bertani

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