Quanto costa papà?

Quanto costa papà?
Di Carlo Bertani

Oggi non è una giornata come un’altra – noi lo sappiamo bene – è il nostro Yom Kippur, come la ricorrenza ebraica: il giorno della penitenza e del ripensamento, dell’analisi interiore e, a volte, del pianto. Oppure del sorriso dolce, quello che scaturisce dall’animo in pace, dalla certezza d’aver fatto tutto il possibile: chi se la sente, sorrida pure.

Noi, forse, abbiamo una sola colpa…oddio, colpa è una parola troppo grossa, diciamo ingenuità…che è stata fidarsi per troppo tempo di gente senza ritegno né coscienza, giunti in posti di grande responsabilità non si sa come.
Qualcuno ha pulito, per decenni, i tavoli dei Festival de l’Unità: questo non significa essere dei politici, saper immaginare (con il rischio di sbagliare, senz’altro! Ma non facendo nulla il risultato negativo è assicurato) il futuro di una nazione in tutti i campi, perché per capire la politica non servono competenze, basta una buona dose d’immaginazione e d’onestà, spalmata su una base di larghissima informazione, in tutti i campi, a tutta forza.
Al resto – stabilite le direttive – penseranno le persone competenti: ma l’input, il “La” per il governo delle Polis, deve essere dato da una persona ricchissima d’immaginazione e di visione storica.
Chi ha fatto carriera pulendo quei tavolini può anche avere le qualità richieste, ma quel merito certifica solo la classe di un buon sguattero.

Non si crucci, in ogni modo: c’è di peggio. C’è chi c’è arrivato mediante le aderenze – che, in questo caso, non sono le comuni emorroidi – bensì l’appartenenza a poteri occulti come la mafia o la massoneria, oppure la vicinanza a faccendieri di tutte le risme. C’è anche chi – misera – è soltanto una starlette che si è abbandonata sui divani delle anticamere, o nelle garçonnière di qualche potente: divenuto così potente con i mezzi sopra esposti. Dio li fa e poi li accoppia, senza metafore.

Così, riescono a compiere degli atti per i quali i francesi hanno coniato una frase emblematica: “une faute merveilleusement bien exécutée”, ossia un errore perfettamente ben eseguito, in altre parole una cazzata mostruosa ma affascinante.
Nella mia scuola (Istituto Tecnico), all’atto della scelta d’indirizzo che avviene all’inizio del terzo anno, 40-45 allievi/e avevano scelto di frequentare Chimica. Logica vorrebbe che si facesse una classe intera ed una articolata – ossia, per i non addetti ai lavori, che qui saranno pochi – una classe mista Chimici/Elettronici (od altro, secondo l’indirizzo che ha lo stesso problema) dove le materie comuni (Italiano, Inglese, ecc) le fanno insieme e poi ciascuno fa, separatamente, le materie d’indirizzo.

No, non va bene rispondono da Genova: moltiplicato pi greco per 2/3, sottratto l’angolo alfa più il costo di un pacchetto di Nazionali, la cosa avrebbe un costo esorbitante. Il costo degli insegnanti degli specifici indirizzi…già…ma l’alternativa, qual è?
Fate una classe e basta. Già fatto: i ragazzi – arrabbiati, e con ragione – se ne vanno in altre scuole a fare altro.
Comportandosi in questo modo, chi ha così deciso ha dimenticato un principio basilare del nostro ordinamento: ubi maior, minor cessat. E già…perché la Costituzione, all’art. 33 recita:

“La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.”

E all’art. 34:
“I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.”

Altro che borse di studio, assegni…qui, addirittura, si nega la libertà d’apprendimento!

Oggi è ancora giorno di tregua: da domani diventeremo cattivi, ma oggi siamo ancora bbbbuoni…capito mi hai? Perciò sorridiamo ed abbiamo svolto una piccola indagine sui costi della scuola comparati con quelli dell’apparato militare. Come tutti sappiamo, l’Italia ha un impero da difendere e non bada a spese per il sacro suolo! Difendiamo l’Impero delle Banane con le pezze al sedere.

Per la nostra indagine sui costi della oramai svanita “operazione copertura” per i quota 96 ci siamo rivolti a due esperti del settore: il prof. Gigetto e il suo papà Ildebrando (che possiede una calcolatrice), chiedendo soccorso al testo “Economia a mano armata” – di autori vari – e pubblicato (pdf) dall’associazione “Sbilanciamoci”.

A dire il vero, tutto ciò non sarebbe necessario perché i nostri soldi sono al sicuro: come già abbiamo ricordato, Mastro Pasqua li coccola, li fa frusciare, li stende se sono umidi e li stira anche, ogni tanto. Attento a non farne bruciare qualcuno sotto il ferro, eh, mastro? Anche se chiama al telefono Napolitanen, il gaulaiter per l’Italia.
Dovrebbero solo renderceli, ma non vogliono: chissà perché – direbbe Gigetto – uno prende dei soldi e poi non li rende più. Oppure, sventola promesse ai quattro venti e poi non le mantiene.

D. Papà: quanto ci costa mandare quei soldati in Afghanistan? A me piacciono quei soldati col fucile…e tutti quei carri armati che sollevano la polvere…gli elicotteri in cielo…
R. Non costano poi così tanto…circa 24 euro a testa l’anno…pensa: io, te, la mamma e Filomena (sorellina di Gigetto) con 100 euro l’anno ce la caviamo…e ci danno ancora indietro il resto per un paio di gelati!
Il gelato è per me – ricorda Gigetto – certo, uno per te ed uno per Filomena…

D. E quei begli aerei che fanno il rumore del tuono…come si chiamano papà?
R. Sono gli F-35…ottimi aerei, per arare i campi (quando cadranno, chiedere referenze all’AMX “Ghibli”)…e non sono poi tanto costosi…pagheremo solo 8 euro l’anno a crapa…ma fino al 2026!
D. Beh papà…otto euro, li hai, no?
R. Sì…però dovrò trovarne altri 8 (circa) per gli elicotteri Nh-90 (questi, solo fino al 2018, fiu…), poi altri per 12 fregate, 4 sommergibili, una portaerei…insomma, se ce la caviamo con una cinquantina di euro a testa può andare…sai: il bilancio della Difesa, fra il 2011 ed il 2012 è aumentato “solo” del 3,8%!

D. Ma dove li trovano i soldati i soldi per fare la guerra?
R. Vedi, Gigetto, la guerra è importante, è la base della potenza di una Nazione…se fai la guerra sei forte, sei bravo…non so come spiegarti…e tutti ti rispettano (!)…ad esempio…anche il Ministero dell’Istruzione partecipa alla guerra, sai…
D. Distruzione, hai detto?
R. No, Istruzione, istruzione, la scuola…
D. E cosa fa: fa la scuola ai soldati?
R. Meglio! Costruisce navi!
D. Ma non dovrebbero costruirle…come si chiamano…i cartieri navali…
R. I cantieri, Gigetto, i cantieri navali…ma il problema non è questo…e chi paga? Allora si prendono 50 milioni dal bilancio del Ministero dell’Istruzione (lo saprà il Ministro? Mah…) e con quelli si paga il costo di una nave della Marina Militare di appoggio alle forze speciali e di soccorso ai sommergibili (passando per il CNR). C’è stata anche un’interrogazione in Parlamento…

D. Ma papà, è giusto prendere quei soldi per la nave?
R. Giusto, giusto…ognuno dovrebbe fare per sé…ma sai: quando c’è di mezzo la Difesa! Ti piacerebbe se i giapponesi arrivassero qui, ti conquistassero e t’obbligassero a mangiare riso e pesce crudo tutti i giorni?
D. A me il pesce non mi piace: ci sono le lische da togliere…
R. Ecco, vedi?

Lasciamo Gigetto ed il papà alle loro considerazioni: ricordiamo solo che – pur non conteggiando i contributi versati – mandarci in pensione costerebbe 3 euro per ogni italiano.
Valiamo meno di tre euro, però:

Una recente ricerca dell’Università del Massachusetts ha calcolato che, se in¬vestiamo un miliardo di dollari nella difesa, ricaviamo 11.000 nuovi posti di lavoro; 17.000 se lo impegnassimo nelle energie rinnovabili e 29.000 se andassero al setto¬re dell’educazione.

Avviso ai naviganti: oggi è l’ultimo giorno di “bontà”, poi andremo a scovare gli altarini. Pronto Fioroni? Ho letto un appunto e lei è proprio il primo della lista! A domani!

Carlo mi scuserà se ho messo il link all’articolo da lui citato, l’avevo letto anch’io e mi pare giusto condividerlo.
Franco



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