BurnOut

Oltre che le strade del pensionamento, della 104, tutte le strade sono e devono essere percorse.

Oltre all’ammenda pubblica sul post in home eccovi alcune indicazioni:

Nel Manuale di Psicologia del fanciullo, Hotyat scriveva: … La tensione nervosa, richiesta per ben condurre una scolaresca, è notevole, quando ci si dedica anima e corpo al proprio compito; il suo peso aumenta con il trascorrere degli anni. Di questo dispendio d’energie ha tenuto conto il legislatore, prevedendo per il personale insegnante un’età di pensionamento più precoce che per i funzionari amministrativi …
Correva l’anno 1968 e tante cose, da allora, sono cambiate … in peggio. I tempi si sono fatti decisamente più duri sotto tutti i punti di vista (rapporto genitore-insegnante; maleducazione studenti; globalizzazione e studenti extracomunitari etc), ma qui ci soffermeremo solamente sulla questione previdenziale, esaminando gli ultimi sviluppi riguardanti le dispense per inidoneità permanente per motivi di salute.
Sappiamo infatti che, nonostante gli inossidabili stereotipi sugli insegnanti, la categoria professionale in esame presenta, nei Collegi Medici di Verifica, diagnosi psichiatriche nell’80% dei casi, mentre le diagnosi di disfonia cronica – cui è peraltro riconosciuta la dipendenza da causa di servizio – presentano un’incidenza di cinque volte inferiore. Dai pochi studi disponibili – nazionali e internazionali – si è potuto constatare che negli ultimi 25 anni si è avuto un costante aumento delle diagnosi psichiatriche a partire dal 30% del 1992 per arrivare all’80% odierno, con un incremento netto e costante del 2% all’anno.
Parafrasando Hotyat diremmo che il legislatore è tornato sui suoi passi. Questi ha completamente rivisitato la questione previdenziale riformandola per ben 5 volte nel tempo e annullando quelle cautele, allora adottate, che riconoscevano e premiavano l’usura psicofisica della helping profession per eccellenza, garantendo l’uscita dal sistema scolastico a chi non riusciva a reggere l’impatto professionale. L’incremento di suddette percentuali risulta pertanto essere il conseguente e prevedibile risultato di una politica previdenziale sconsiderata che, all’aggravarsi degli sviluppi sociali che ricadono sulla scuola, ha risposto inasprendo le condizioni di lavoro all’interno della seconda agenzia educativa della società anziché studiare lo stato di salute della categoria docente.
E se in Europa (2004) ci si accorgeva della difficoltà in cui versava la classe docente, a prescindere dal sistema scolastico adottato (in Francia e UK i suicidi tra gli insegnanti sono al top delle classifiche), in Italia non si raccolgono a tuttoggi dati nazionali sul problema mentre si è varato tardivamente un Testo unico sulla tutela della salute dei lavoratori (DL 81/2008) che diventerà operativo nelle scuole solamente nel 2011. Il succitato decreto tuttavia rimane ancora oggi lettera morta perché il legislatore non ha stanziato un solo euro per attuare la ricognizione e la prevenzione dello Stress Lavoro Correlato nella scuola come previsto all’articolo 28.
Quali possibilità restano dunque a chi sta (molto) male ed è dichiarato dalla CMV permanentemente inidoneo all’insegnamento ma idoneo ad altre mansioni? Fino all’emanazione del DPR 171/11 vi era la possibilità – solo per coloro che avevano almeno 15 anni di servizio – di rifiutare di essere adibiti in altre mansioni e di ritirarsi in pensione con quanto fino ad allora maturato. A confutare lo scetticismo e la diffidenza che l’opinione pubblica nutre nei confronti degli insegnanti, è dovere di medico precisare che il lavoratore, ritenuto dal Collegio medico inidoneo permanentemente alla propria mansione, è solitamente persona affetta da una grave patologia con prognosi immodificabile o infausta a tal punto che gli viene detto che non potrà mai più svolgere il lavoro che ha, fino ad allora, esercitato.
Col DPR 171/11 invece il legislatore si accanisce contro il lavoratore permanentemente inidoneo all’insegnamento ma idoneo ad altre mansioni costringendolo ad essere impiegato in compiti amministrativi o in biblioteca. Viene pertanto abolita dal legislatore la possibilità, per i permanentemente inidonei, di ritirarsi in pensione con l’anzianità maturata (ma pur sempre superiore ai 15 anni di servizio).
A restituire qualche filo di speranza ai docenti dichiarati permanentemente idonei all’insegnamento sono due recenti sentenze (2014) che hanno accolto i ricorsi di altrettanti docenti ritenuti permanentemente inidonei che, a loro volta, si sono rifiutati di essere impiegati in mansioni alternative all’insegnamento e, a causa di ciò, sono stati licenziati dal MIUR.
In entrambe le circostanze (vedi sotto) il MIUR ha perso il contenzioso legale ed è stato costretto a reintegrare gli insegnanti e quindi a collocarli a riposo come da loro richiesto e preteso.
Speriamo che il MIUR abbia appreso la lezione e non insista nel suo atteggiamento per il futuro, costringendo gli insegnanti inidonei permanentemente a promuovere cause legali per fare valere la ragione dei propri diritti.
Vittorio Lodolo D’Oria
DOCENTE INIDONEO HA DIRITTO ALLA DISPENSA, NON AD ESSERE UTILIZZATO IN MANSIONE DIVERSA. SENTENZA DI SULMONA
inviato dall’ Avv. Nino Ruscitti – Il Giudice del Lavoro di Sulmona, Ciro Marsella, ha accolto un ricorso ex art. 700 c.p.c. patrocinato dall’Avv. Nino Ruscitti del foro di Sulmona ed ha riconosciuto, con ordinanza depositata in data 09.07.2014, il diritto di una docente dichiarata “non idonea all’insegnamento in modo assoluto e permanente. Si idonea ad altri compiti ispettivo-amministrativi” ad ottenere il provvedimento di dispensa anziché proseguire nel servizio con mansioni diverse.
Il Tribunale di Sulmona ha infatti osservato che, “con riferimento al comparto scuola, anche successivamente all’entrata in vigore del citato DPR n. 171/2011, è rimasta applicabile la disciplina previgente da individuarsi come di perdurante attualità in quanto di previsione normative successive al D. Lgs. 27 ottobre 2009 n. 150”.
Il D.P.R. 27 luglio 2011 n. 171 all’art. 7, comma 9, prevede che “resta salvo per il personale docente del comparto scuola e delle istituzioni di alta cultura la normative di cui all’art. 3, comma 127, della legge 24.12.2007 n. 244” laddove quest’ultimo rinviando al CCNI del 25.06.2008, concernente i criteri di utilizzazione del personale della scuola, ha espressamente previsto (art. 2, comma 2, CCNI) per il “personale che viene riconosciuto permanentemente inidoneo per motivi di salute, allo svolgimento della funzione di docente o di educatore” la possibilità di ottenere la dispensa dal servizio.
Del resto, nota il Tribunale di Sulmona, alcun dubbio può sussistere che l’istituto della “dispensa” disciplinato dall’art. 512 T.U. della Scuola sia ancora in vigore cosi come, del resto, dello stesso istituto continua a farsi riferimento nel D.M. n. 79 del 12.09.2011.
La sentenza appare innovativa in materia ed è risolutiva della nota e dolorosa questione che vede costretti i docenti “dichiarati inidonei alla funzione” a proseguire nel servizio alle dipendenze del MIUR in una mansione diversa e con orario di lavoro raddoppiato.
Sentenza Tribunale Udine 159 del 24 aprile 2014 – Dispensa docente non idoneo al servizio
Il docente non idoneo al servizio ha diritto alla dispensa e non può essere obbligato a compiti diversi. Sentenza del Tribunale di Udine a seguito di un ricorso patrocinato dalla FLC CGIL.
L’esito di una sentenza in cui il docente dichiarato inidoneo al servizio ha diritto alla dispensa per motivi di salute e non può essere obbligato dall’amministrazione ad essere utilizzato in compiti diversi. È questa la rilevante sentenza del giudice del Tribunale di Udine che ha riconosciuto il diritto alla dispensa ad una docente inidonea che era stata licenziata dall’amministrazione perché aveva rifiutato l’utilizzo in altri compiti.
La docente era stata dichiarata inabile al servizio ma idonea ad altri compiti e pertanto l’ amministrazione intendeva obbligarla a prestare servizio in qualità di non docente. A fronte del rifiuto della docente e alla sua richiesta di essere dispensata dal servizio (ai sensi dell’art. 4.4 del DM 79/2011 che disciplina la ricollocazione del personale dichiarato inidoneo nei ruoli ATA), il dirigente scolastico dell’istituto presso cui la docente era titolare l’ha dichiarata decaduta dall’impiego ritenendo che l’art. 7 comma 2  del DPR 171/2011 (ovvero il regolamento in materia di risoluzione del rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici inidonei) avesse cancellato la possibilità della dispensa.
Il giudice invece ha ritenuto fondata la domanda di dispensa avanzata dalla docente poiché per il giudice è lo stesso DPR 171/2011 all’art. 7 comma 9 a prevedere l’applicabilità della  disciplina previgente al personale docente della scuola.
Il giudice inoltre ha ravvisato nel comportamento dell’amministrazione tutta una serie di illegittimità sul piano procedurale oltre che di merito per cui ha ritenuto di censurare la decisione dell’amministrazione e ha ordinato l’immediata riammissione in servizio della docente e il suo successivo collocamento in dispensa dal servizio per motivi di salute. Inoltre il giudice ha condannato l’amministrazione al pagamento degli stipendi non percepiti oltre che delle spese di lite.


Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...