COMMENTO LIBERO E “ATECNICO” AL DDL SCUOLA

COMMENTO LIBERO E “ATECNICO” AL DDL SCUOLA

di Marcella Raiola

Senza avere la pretesa di enucleare tutte le criticità o di illustrare efficacemente la portata delle novità contenute nel DDL sulla Scuola che sarà presto discusso in Parlamento, rendo note queste riflessioni sul testo di Legge che tra poco stravolgerà funzioni e ruoli della e nella Scuola, sperando che possano essere oggetto di discussione proficua, specie in vista della battaglia unitaria e dura che innegabilmente occorre condurre.

CAPO I – Articolo 1

Parto proprio dalle prime espressioni: “La presente legge disciplina l’autonomia…“: si conferma, dunque, l’esizialità della legge 59 del ’97, citata poche righe dopo. E’ da lì che viene la rovina. Esiste la possibilità di liquidare la Scuola perché esiste l’autonomia. L’autonomia e il suo compimento sono il pretesto sovrano e supremo cui il legislatore ricorre per giustificare lo strapotere dei presidi e lo sfascio della Scuola, ipocritamente mascherato dall’inciso “fermi restando i livelli unitari e nazionali di fruizione del diritto allo studio“… Ma che senso ha parlare di livelli UNITARI E NAZIONALI, se ogni istituzione scolastica decide le proprie attività?

CAPO II – Articolo II: Autonomia e offerta formativa

1) Quando il DDL parla di “istituzioni scolastiche” che fanno scelte cruciali, quali, ad esempio, il numero di unità di organico funzionale da assumere, intende il Collegio, il Consiglio di Istituto o il preside soltanto? Cos’è la “quota di autonomia” dei curricoli? Cosa sono gli “spazi di flessibilità“? E’ un invito criptico a modificare il monte-ore delle singole materie?

2) Tra le attività di potenziamento c’è la “valorizzazione” (lettera L) dell’apertura al (micro)territorio e l’aumento dell’interazione con imprese e terzo settore: significa che dobbiamo portare i ragazzi in merceria a vedere come si emette uno scontrino?

3) “Individuazione dei percorsi funzionali alla premialità” significa iscrizione a raffica dei più bravi (perché provenienti da famiglie più colte) a gare, a olimpiadi, e cazzatelle varie, con medaglina al petto finale per “the best” e scorno per i “loosers“… E questi sarebbero i “rottamatori”, gli “innovatori”?

Ai commi 6 e 7 si subordina l’assunzione dell’organico funzionale e l’approvazione del piano triennale da preparare entro ottobre da parte delle scuole ai limiti delle risorse disponibili. E se le risorse fossero a zero?

Punto 9: Il Piano triennale è redatto dal preside e dallo “staff”, sentito il Collegio docenti e con “l’eventuale coinvolgimento dei principali attori economici… del territorio“!

Articolo III: Percorso formativo degli studenti

Punto 1: Saranno attivati insegnamenti opzionali la cui scelta peserà sugli studenti come un macigno, perché verrà inserita nel loro Curriculum (identità digitale con tutti i dati degli studenti!), che riporterà le materie scelte e le esperienze di lavoro fatte durante il percorso di studi e costituirà elemento preferenziale o pregiudiziale in relazione alla loro assunzione! Praticamente, lo studente è chiamato a scegliere BENE le materie da fare e a lavorare nelle imprese “giuste”, maturando la “giusta” esperienza, perché altrimenti partirà GIA’ TARATO e sarà discriminato quando vorrà cercare lavoro!

Punto 2: Sconcerta l’idea che il Dirigente possa individuare percorsi per “talenti”, utilizzando i soldi provenienti da sponsorizzazioni esterne. La Scuola è praticamente assimilata a una trasmissione della De Filippi!

Articolo IV: Scuola, lavoro e territorio:

Punto 3: Qualcuno mi spieghi, per favore, come va interpretato il seguente passaggio: “L’alternanza (scuola-lavoro) può essere svolta durante la sospensione delle attività didattiche“… Vuol dire che i ragazzini minorenni devono andare a lavorare a Pasqua e a Natale?

Punto 6: Dal secondo anno (a 14 anni!) i ragazzi potranno essere mandati a lavorare con contratti di apprendistato. Saranno le aziende a decidere se rilasciare o meno la qualifica o il diploma professionale?

Punto 8: E’ il dirigente che deve “individuare le imprese e gli enti pubblici e privati disponibili all’attivazione dei percorsi formativi“. Questo significa che i dirigenti avranno pure il potere di favorire gli imprenditori: immagino già il giro di mazzette! E se un dirigente non dovesse avere, poi, per combinazione, spirito di impresa o conoscenze nel settore… che farà? Gare d’appalto? E se si farà fregare dagli imprenditori? Basterà la “Carta dei diritti degli studenti e delle studentesse in alternanza Scuola-lavoro” (prevista al comma 4 dell’articolo 4, ma ancora tutta da scrivere!) a tutelare i ragazzi?

Articolo V: Innovazione digitale e didattica laboratoriale: 

Punto 3, lettera “g”: Verranno creati dei “centri di ricerca e formazione negli istituti con il più alto grado di “innovatività”: quanti istituti ora fatiscenti potranno diventare a breve “innovativi”?

Punto 5, lettera “a”: Uno degli obiettivi che la didattica laboratoriale, cofinanziata dalle imprese private, deve raggiungere, è “l’orientamento della didattica e della formazione ai settori strategici del made in Italy, in base alla vocazione produttiva di ciascun territorio“. La Scuola come ufficio di collocamento e smistamento di manodopera artatamente preparata!

CAPO III – Articolo VI: Organico, assunzioni e assegnazione dei docenti:

Punto 3: Il dirigente pesca dagli albi i docenti dell’Organico funzionale e li mette a fare supplenze anche in ordini di scuola differenti dal suo, se dirige un Istituto Compresivo. Ciò vuol dire che un docente “miracolato” e pescato dall’albo potrà il lunedì fare Italiano in una prima media e il martedì Filosofia in una quinta liceo proiettata verso l’esame di maturità: QUESTA SI’ CHE E’ GARANZIA DI “QUALITA'”!

Articolo VII: Competenze del dirigente scolastico:

Il dirigente diventa un procacciatore di affari e risponde del “merito” dei docenti, sicché è praticamente “tenuto” a entrare nelle scelte didattiche dei docenti e a verificarne, arbitrariamente, la “congruità” alla sua idea di Scuola (che non può non coincidere con quella della Scuola-Azienda di cui è gestore).

Punto 2 (e comma 4) : anche i docenti di ruolo finiscono nel girone infernale degli albi, nel caso in cui volessero (o nel caso in cui dovessero) cambiare scuola.

Commi B e C: Il dirigente deve rendere note online le motivazioni delle sue scelte, a partire dal curriculum dei docenti chiamati. Se un docente avrà mezzo titoletto in più pianterà grane infinite e sarà il ricorsificio permanente.

Lettera “d”:  Il dirigente utilizza il personale docente anche su classi di concorso in cui non è abilitato, purché abbia l’esame corrispondente alla materia nel piano di studi universitario.

Non è esplicitamente detto che fine farà il docente che, pescato dall’albo per un incarico triennale, non dovesse vederselo riconfermare per i successivi tre.

Punto 4: I provveditorati stabiliscono l’ampiezza degli albi territoriali a partire dal numero di cattedre, dalle classi di concorso, dagli ordini di scuola etc. Questo significa che meno cattedre ci saranno per una data materia e più si allargherà l’area della mobilità coatta dei docenti.

Articolo VIII: Piano di assunzione straordinario:

Punto 1: l’organico dell’autonomia dovrebbe essere determinato entro maggio 2015: è follia pura, dal punto di vista burocratico e logistico!

Punto 4, lettera “c”: se residuano posti a livello nazionale, i vincitori di concorso e i Gae saranno sbattuti a Pordenone, pena depennamento.

Punto 6: per garantire la “fungibilità” del personale ed evitare i supplenti, si chiameranno docenti su classi di concorso diverse da quelle in cui sono abilitati.

DOMANDA: quando dovrebbero essere compilati questi “albi territoriali” e che tempi avrebbero, i docenti, per esprimere le loro preferenze territoriali, come previsto dal punto 5?

Articolo IX: Periodo di formazione e prova: 

Punto 4: E’ il ministero e non l’istituzione scolastica che decide in base a quali criteri il docente supera o non supera l’anno di prova. Sono previste ispezioni in classe e verifiche ex abrupto, come se l’insegnamento fosse una foto istantanea e non un processo!

Punto 5: il preside sbatte fuori chi non superi l’anno di prova SENZA OBBLIGO DI PREAVVISO. Manco i cani si trattano così!

Articolo X: Carta per aggiornamento e formazione: 

Punto 4: “la formazione è obbligatoria e strutturale”: ciò vuol dire che chi non trova utile la LIM (o la trova dannosa) dovrà per forza fare un corso per imparare ad usarla, tanto per dire. L’aggiornamento è coerente con il Piano nazionale della formazione adottato ogni tre anni dal MIUR, il che vuol dire che è il ministero a scegliere orientamenti e attività dell’aggiornamento dei docenti. Per esempio: potrebbero appioppare ai docenti che lottano contro l’INVALSI dei corsi di potenziamento per la risoluzione dei test. OBBLIGATORI.

Articolo XI: Valorizzazione del merito del personale docente: 

Punto 2: I soldi andranno a chi metterà i voti migliori (il rendimento scolastico degli alunni è uno dei criteri per assegnare i bonus) e a chi mostrerà “innovatività” e “progettualità”. Sarà la corsa al compiacimento, la corsa agli “effetti speciali”, che faranno aggio sulla buona prassi didattica, sull’osservazione, sulla lenta accumulazione dei dati.

DOMANDA: C’è scritto che il bonus va a chi è di ruolo… Ma chi è pescato dagli albi ogni tre anni ed è licenziabile dopo gli stessi tre anni di servizio, è considerato di ruolo o no?

Articolo XII: Divieto di contratti a tempo determinato:

Qui davvero non capisco niente. Non possono essere stipulati contratti a tempo determinato per più di 36 mesi, ma questo vuol dire che chi li ha già maturati non può essere chiamato se non in ruolo con la roulette del 2015? E se resta fuori, deve quindi rifare il concorso, anche se ha 15 anni di servizio?

Sono previsti 20 milioni di euro per i risarcimenti chiesti sulla base della sentenza UE: ma non è uno spreco immane, insieme all’inutile carta per musei e concertini? Non sarebbe stato meglio ritirare i tagli e fare un contratto decente a tutti gli immessi su cattedra, senza fare elemosine inutili?

CAPO IV: Articolo XIV: Open Data

Punto 2: In un unico sistema, confluiscono i dati delle scuole, dai risultati INVALSI ai curricula di docenti e studenti, fino ai “prodotti” della scuola singola. C’è scritto che il sistema pubblica anche le informazioni utili a “valutare l’avanzamento didattico, tecnologico e d’innovazione del sistema scolastico”.  Praticamente, si preordina un criterio di valutazione: l’innovazione tecnologica! La scuola che dimostra di essere 2.0 deve essere tout-court ed eo ipso la migliore.

CAPO V: Articolo 15: Cinque per mille

Ma è possibile che la Scuola pubblica debba essere finanziata con l’elemosina dei privati cittadini? E’ INCOSTITUZIONALE! Il Punto 1 dice anche che quota parte degli introiti, pari al 10%, sarà devoluta alle istituzioni poste in zone a basso reddito. Vi immaginate i single di Via Montenapoleone che devolvono alla Scuola pubblica il loro 5 per mille, sapendo che il 10% va alle scuole di Scampia?

Articolo XVI e XVII: School bonus e detraibilità spese sostenute per istruzione

A quel che capisco leggendo i punti 1-3, le imprese e i privati che doneranno soldi alla Scuola pubblica avranno sgravi fiscali (credito d’imposta pari al 65%). A chi manda i figli alle private saranno rimborsati 400 euro all’anno per figlio.

(Salto la parte sull’edilizia scolastica)

CAPO VII, Articolo XXI: Riordino, adeguamento e semplificazione delle disposizioni legislative e contrattuali in materia di istruzione: DELEGHE AL GOVERNO

Entro 18 mesi dal varo del DDL, il governo si impegna ad emettere decreti legislativi a iosa per disporre le cose nel modo peggiore per la Scuola. Al punto 4 si propone di adeguare il complesso delle norme alla Costituzione, e io tremo, perché è chiaro che non sarà il DDL ad essere adeguato, ma la Costituzione ad essere modificata per contemplarlo! Riordino e semplificazione contabile: che significherà? Il dirigente sarà responsabilizzato dal Miur per quanto riguarda la scelta del personale docente e la valorizzazione del merito: significa che se “sbaglia” a prendere qualcuno, se, per incidente, assume un Cobas, per esempio, o un iscritto USB o uno che non vota nel modo “giusto” o non vuole le messe e le benedizioni a scuola, la “pagherà”?   Mi suona tanto di blindatura ideologica della Scuola!

Punto “C”, 1: verrà introdotta la laurea magistrale, un 3+2 insufficiente a preparare a livello disciplinare il professore futuro, una laurea strutturata in modo da favorire la creazione di nuove cattedre di (finte) materie pedagogiche (spesso doppioni inutili, insegnamenti impartiti da persone di scarsissimo o nessun valore). Non è scritto ma gli universitari sanno, anche, che ci sarà una dicotomia tra la laurea “vip”, finalizzata alla ricerca, e la laurea con sbocco all’insegnamento, il che significa ghettizzazione dell’insegnamento, trattato alla stregua di una meccanica ripetizione di concetti, che non ha nulla a che fare con la ricerca. Ci sarà riordino delle classi di concorso secondo principi di “flessibilità” (della serie: preparatevi ad insegnare di tutto!). Ci saranno solo concorsi, il che vuol dire che i laureandi attuali che volessero insegnare dovranno aspettare due anni e poi iscriversi per altri due all’università, perché non ci sarà un altro TFA per loro! Parimenti dovranno rifare il concorso tutti quelli che hanno già fatto il TFA o il PAS.

Punto “D”, 3: il dirigente sarà valutato in relazione alla selezione e punizione dei docenti e in base ai risultati della valutazione degli apprendimenti (INVALSI). Più l’INVALSI va su e più i docenti obbediscono, insomma, più il dirigente guadagna e viene premiato.

Punto “E”: si parla di un percorso universitario per il sostegno, ma non si capisce se per i nuovi aspiranti insegnanti o per quelli già precari da anni. (si parla di “ridefinizione del ruolo del personale docente”).

“Autovalutazione” e valutazione del grado di inclusione scolastica del disabile. Revisione delle modalità e dei criteri di certificazione della disabilità: faranno praticamente in modo da non riconoscere più quasi a nessuno la necessità del sostegno, “medicalizzando” l’approccio alla disabilità anche lieve (si parla, non a caso, di “razionalizzazione degli organismi di supporto all’inclusione”) e tagliando sui posti.

Punto “F”: suona quasi beffardo il richiamo al dettato costituzionale in una norma in cui si stabilisce che ciascuna scuola si scriva il proprio statuto! La sottile distinzione tra “funzioni di indirizzo generale” (consiglio di istituto), “funzioni di gestione, impulso e proposta” (dirigente) e “funzioni didattico-progettuali” (collegio docenti) mi suona speciosa.

Comma 4: si sancisce l’ingresso, anche nel Collegio docenti, di genitori e imprenditori. Vengono attivate le “reti di scuole” per sviaggiare il miserabile personale “tappabuchi” e si postula, al comma 7, una drammatica “soppressione di organi (collegiali) non più funzionali all’organizzazione generale del sistema scolastico“.

Punto “H”, 2: E’ previsto un premio per gli Istituti Tecnici che sforneranno più diplomati e che dimostreranno che gli stessi trovano lavoro entro 12 mesi dall’attivazione dei loro percorsi formativi! Gli studenti dovranno pagare una tassa per accedere agli esami e per ottenere il rilascio del diploma. (4)

Dal comma 6 al comma 8 si fa riferimento a delle Fondazioni cui gli istituti tecnici sarebbero o dovrebbero essere naturaliter appoggiati. Si parla di finanziamenti, di patrimonio, di controllo, di esenzioni fiscali… Non ho compreso, ammetto la mia pochezza, granché, ma mi pare inquietante lo stesso.

Punto “I”, commi 1-7: Scuola dell’infanzia… Vorrei capire che cosa significa l’espressione “generalizzazione della scuola dell’infanzia“. Credo voglia dire che la si renderà obbligatoria, ma in questo caso, dal momento che si parla di “servizio integrato”, si obbligherà parte della popolazione a sborsare, dove non ci saranno le scuole statali, una cifra non indifferente per mandare forzosamente i figli nelle paritarie? (si parla di “quota capitaria” e compartecipazione delle famiglie utenti sel servizio“).

Al Comma 6 si parla di creazione di “poli per l’infanzia” aggregati a istituti comprensivi. Questo vuol dire che potrebbe esserci un solo preside per infanzia e superiori e, quindi, data la sua assoluta discrezionalità nel dislocare i docenti, che un docente abilitato in Matematica e Fisica o in Filosofia potrebbe essere mandato anche all’asilo… Mi sbaglio?

Articolo XXII: Deroghe

Si prescinderà dal parere del CNPI. Siccome Profumo lo ha sciolto e, nonostante una sentenza del TAR (ottobre 2012) che obbligava a ricostituirlo in tre mesi, non si è ancora proceduto a riconvocarlo, si farà come se non fosse necessario. La democrazia, si sa, fa perdere un sacco di tempo.

Articolo XXIII: Abrogazioni

Qui non mi soffermo perché dovrei fare una ricerca sistematica e puntuale, allo scopo di individuare le leggi menzionate e abrogate. Riporto e registro solo una forte impressione dal comma 2, che si conclude in questo modo: “… LA PAROLA DOCENTE  E’ SOPPRESSA”: mi pare proprio il degno e franco epilogo di questo disegno di Legge!

Di Marcella Raiola



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