COMITATO CIVICO “QUOTA 96”

Ricevo e volentieri pubblico  per le adesioni di chi non avesse un account Facebook inviate l’adesione a quota96(at)gmail.com saranno trasmesse al CCQ96. Come sempre vorrei dire che rispetto alle iniziative dei prossimi giorni, io prediligo la piazza alle raccolte di firme, ma non lasciamo nulla di intentato. Franco 18/05/2015
Il documento definitivo è scaricabile da questo link … io preferivo la prima stesura qui sotto … ma tant’è
Franco 20/05/2015
***** TESTO MANIFESTO COMITATO CIVICO “QUOTA 96” (1^ stesura) PS: Abbiamo le adesioni di: IMPOSIMATO – LODOLO D’ORIA – DE MAURO – AMALIA SIGNORELLI – Il 5 maggio scorso il mondo dell’istruzione ha espresso forte e chiaro il proprio dissenso verso il DDL ‘la buona scuola’, ed ha chiesto di essere coinvolto nel processo di rinnovamento che insegnanti, studenti e famiglie chiedono da anni. Questo, a dimostrazione della volontà di cambiamento, di rinnovamento dell’universo scuola, impegnato a contribuire attivamente alla modernizzazione. Il braccio di ferro che ne è scaturito non è proficuo né per il governo, che si appresta ad approvare una riforma invisa a tutti, né per chi la scuola la vive, giorno dopo giorno, tra mille difficoltà e sacrifici: malgrado i correttivi apportati in commissione cultura, l’impianto della riforma non è stato minimamente intaccato, aumentando a dismisura il malcontento, avvalorato dalle forti critiche, se non dalle sonore bocciature, di personalità della cultura, del mondo civile, dello spettacolo e condiviso, con sue motivazioni specifiche, dal Comitato Civico Quota 96. L’impianto del DDL è stato aspramente criticato da personalità autorevoli del mondo intellettuale, civile e dello spettacolo, con dovizia di osservazioni che sono entrate nel merito o, piuttosto, nel demerito della ‘riforma’, considerandola un attacco senza precedenti alla scuola pubblica, volto al suo sostanziale smantellamento, accompagnato da cospicui incentivi a favore della scuola privata (che, secondo la Costituzione, deve invece essere «senza oneri per lo Stato»). Gli intenti, neanche troppo velati, privatistici e aziendalistici, per nulla si confanno alle finalità perseguite dalla scuola pubblica, che è di natura squisitamente formativa. Fra gli interventi critici ricordiamo quelli di Ferdinando Imposimato, presidente onorario della Corte di Cassazione (primo a lanciare strali sui pericoli contenuti in questa riforma), del dottor Vittorio Lodolo D’Oria, il maggior esperto in ricerche sul burnout degli insegnanti da stress da lavoro correlato (la tutela della salute, grande assente ingiustificata in questo ddl), del costituzionalista prof. Rodotà, dell’ex ministro della Pubblica Istruzione Tullio De Mauro, dei cattedratici Canfora e Israel, degli scrittori Andrea Camilleri ed Erri De Luca: tutti concordi nel raffreddare le entusiastiche dichiarazioni dei rappresentanti del governo (che invece si ostinano, con mail e video, a convincere l’opinione pubblica della ‘bontà’ della supposta riforma). L’attribuzione di superpoteri ai presidi – sostengono, a ragion veduta – è un ritorno al passato ed è foriero di clientelismo e corrutele, così come la valutazione dei docenti, che non può essere lasciata alla mercé del dirigente scolastico e del comitato di valutazione (in cui farebbero ingresso anche genitori e studenti, con quali competenze non è dato sapere). Contro questa riforma, calata dall’alto senza il dovuto ascolto di chi la scuola la fa e la vive (inutile e fasullo quello professato dai membri del governo), il Comitato Civico Quota 96, in lotta da tre anni per la restituzione di un diritto leso dalla ‘riforma Fornero (che ha generato la vergognosa vicenda nota come ‪#‎Quota96Scuola‬), ha redatto un manifesto indirizzato al Presidente del Consiglio, da diffondere via internet con la controfirma di quanti vorranno aderire. Per rinnovare la scuola è prioritario risolvere prima le criticità presenti, a cominciare dallo svecchiamento del personale docente e ata. Di pari passo, il risanamento degli edifici scolastici, che versano in situazioni di pericolo, l’ammodernamento delle tecnologie e la restituzione del prestigio sociale, con un’adeguata retribuzione ed il riconoscimento per l’alto e delicato servizio svolto. I punti su cui il governo cerca di ottenere il consenso, soprattutto dell’opinione pubblica, vale a dire l’assunzione dei precari e lo stanziamento di tre miliardi a favore dell’edilizia scolastica, sono, in realtà, atti dovuti: il primo risponde ad una precisa sanzione della corte europea; il secondo all’endemica precarietà dei nostri edifici scolastici, certificata dalle cronache giornalistiche. Intanto le assunzioni previste sono passate da 150.000 a 100.000, e certamente diminuirano ancora; e la loro stessa modalità (albi territoriali, scelta dei curriculum da parte dei presidi, mobilità ogni tre anni) ha ingenerato scontento e timori per il futuro dei nuovi assunti. Assunti sì, e quanti? E a quali condizioni? I nuovi insegnanti saranno docenti con la valigia? Con quale animo e giusta motivazione si può lavorare avendo il fiato sul collo del preside padrone e la spada di Damocle del licenziamento a seconda della simpatia riscossa? Ci si dice che la scuola non può essere un ufficio di collocamento e che il governo non può assumere tutti e subito. Giusto, non può. Ma prima di bandire nuovi concorsi si predisponga un piano pluriennale di assunzioni, di tre o cinque anni, e si svuotino tutte le graduatorie, a cominciare dalle GaE, che per definizione sono ad esaurimento e per normativa avrebbero dovuto essere azzerate dal 2008. Basterebbe diminuire gli alunni per sezione per ridare qualità e stabilità all’insegnamento. Anche la terminologia è forma e sostanza; e sentirsi definire «residuali» dà la misura di come si è percepiti. Quindi, assunzioni sì, ma di persone con diritti e non di schiavi in balìa del preside di turno. La scuola siamo noi, noi che la viviamo, noi che la facciamo. I governi passano, i presidenti del consiglio pure; la scuola resta e deve essere a misura e gradimento di chi vive, nel rispetto della Costituzione e al passo coi tempi, per formare cittadini dal pensiero critico e lungimirante.


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