Continuiamo ad opporci alla deportazione e alla compilazione della “domanda”!

di Marcella Raiola – 2 agosto 2015

Questo articolo, pubblicato da un giornale padronale, è un’altra prova della forza che esprimiamo quando diciamo compattamente “NO”, e della difficoltà in cui li abbiamo messi. Continuiamo ad opporci alla deportazione e alla compilazione della “domanda”! Non dobbiamo domandare più nulla: il ruolo ci spetta di diritto e senza condizioni vessatorie!

La ministra cerca di nuovo di farci sentire in colpa, lavativi, incapaci di “sacrificarci”: non ci caschiamo! Vergogna! Basta diffamare e affamare gli insegnanti: ma che paese è questo?
Nell’articolo, la ministra dice di essersi trasferita anche lei, da povera precaria, quando era appena laureata: ma il punto è che noi non siamo neolaureati in cerca di primo lavoro: siamo donne e uomini di mezza età in attesa di stabilizzazione da almeno 10 anni, e con pregresse esperienze di forzato soggiorno in altre regioni!

Dice, come una piazzista, che “un piano di assunzioni così non capiterà più”! Ma che ci state facendo una grazia, per caso? Stiamo facendo un affarone, del tipo: prendi tre paghi due?
O è una minaccia? E quelli che faranno i prossimi concorsi, allora? Devono dedurne che saranno solo il pretesto per mettere in circolo soldi e dispensare favori?
Un piano di assunzioni non c’è, a rigore! Quale piano? Stanno solo immettendo i docenti del turn-over!
I deportati non saranno assunti se non per un triennio, e non avranno la loro cattedra, ma faranno, all’altro capo del paese, quel che i presidi decideranno: demansionati e deportati, dunque!
Ma quanto dobbiamo pagare per aver fatto la scelta di insegnare? O forse dobbiamo pagare per aver finalmente strappato il sipario al vostro teatrino, con le nostre proteste?

Dice, infine, che in un anno e mezzo la Buona Scuola filerà liscia come l’olio: è da vedere! Non lo permetteremo! Bloccheremo i suoi iniqui e assurdi ingranaggi dal 1° Settembre, rifiutando una “valutazione” puerile e mortificante e facendo atto di obbedienza civile alla costituzione e alla nostra coscienza di insegnanti!

Non ci costringerete a piatire quel che ci spetta! Non ci costringerete a insegnare ai nostri figli a pregare e ringraziare coloro che li bastonano e sfruttano!
Non crediate di aver vinto perché scrivete leggi che sanciscano la liceità della violenza istituzionale! La legge che uccide la dignità non è legge! Alla lotta!!



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