Okkio per Okkio

Sia io che Raoul pubblicheremo tutti gli articoli di Carlo, se questa pagina è lenta … provate da Raoul
…che ha chiuso il suo blog ed è in pensione … come Carlo

culo flaccidoRiconoscete chi è? … il decaduto!

In questa pagina i link permanenti agli articoli di Carlo Bertani

Il primo sparito improvvisamente :
Non mi dite
Gli altri in ordine cronologico:
Cassandra Crossing
L’ultimo giapponese

Quanto costa papà?
Diario di oggi
Maestri che hanno fatto strada
Dialogo con Manuela
Reductio ad Hitlerum
Hanno dato i numeri
… non abbiate fretta per leggerli, centellinateli, tanto non li perderete … non saranno cancellati!

Contributo di Carlo Bertani del 22/11/2013: Napolitaner
Ancora Carlo: Gentilissime Ghizzoni e Marzana
5/12/2013 giuste indicazioni di lotta: Tresette col morto
12/12/2013 Il Ragioniere e Gola Profonda
15/12/2013 Un’improvvisa chiamata
19/12/2013 Fait votre jeux … les jeux sont fait …
24/12/2013 Che bel regalo!
1/1/2014 Cari colleghi
10/1/2014 Per quelli che …
Un nuovo articolo di Carlo Bertani:

La falsa corsa dei ronzini zoppi

Ieri molte speranze, oggi parecchi ripensamenti: cari amici, come mi sembra di rivivere i tempi delle due sentenze, conseguenti a ricorso del governo (una a firma Berlusconi, l’altra Prodi, in perfetto stile bipartisan) di anni fa! Due capolavori: uno l’arringa dell’avv. Sullam, l’altra l’arzigogolo giuridico della Consulta che ne conseguì per dare un parere avverso al personale transitato dagli Enti Locali.

Vi dirò perché questo ricorso mi puzza.

Partiamo dall’Avvocatura dello Stato, in questo frangente in una posizione difficile: da un lato “non destare il can che dorme” – ossia la costituzionalità della legge Fornero – e si sono quindi ritrovati ad attaccarsi solo al carro “erga omnes” del nuovo articolo 81 della Costituzione, il pareggio di bilancio (che, in ogni modo, non verrà rispettato), ma sul quale pesano tutte le spese dello Stato, mica solo noi.

Se partiamo dal concetto che la questione è economica e non giuridica, siamo già scesi col piede sbagliato: ovvio che la nostra spesa procura un aggravio al bilancio, ma alla pari con gli F-35 e tutte le spese militari, le missioni all’estero, i “rimborsi” elettorali, la spesa sanitaria gonfia di tangenti, ecc.

Aperta parentesi: per risolvere il problema della riduzione del personale militare, si è pensato di creare uno “scivolo”. A 50 anni, gli “esuberi” con le stellette entreranno con l’85% dello stipendio (ricordiamo che, a quell’età, sono tutti ufficiali o sottufficiali di grado elevato, con stipendi ben superiori al nostro) nello “scivolo” che li accompagnerà fino ai 60 anni, per il definitivo pensionamento: l’INPS non ha niente da dire? Chiusa parentesi.

Già che ci siamo, ci puzza parecchio l’ammissione dell’INPS nella questione: aveva ragione chi, come Pasquale Almirante, sottendeva che Mastrapasqua – con i suoi interventi allarmistici, poi smentiti dal governo…la solita manfrina – desiderava essere della partita. Così, a giudicare – mediante contatti e pressioni su questo o quel giudice, le linee telefoniche oggi saranno “bollenti”: perché non fare qualche intercettazione? – ci sarà anche lui, il che non è un buon viatico.

L’altra questione di difficile comprensione è che si debba valutare la vicenda sotto l’aspetto della dicotomia fra lavoro pubblico e privato: ovvio che ci sono delle differenze, anche noi riconosciamo che, quando noi andavamo in pensione con i famosi “19 anni, sei mesi ed un giorno”, loro dovevano trottare fino a 60. Ma che c’entra col giudizio che la Corte deve fornire?

Se si tratta di valutare che esistono differenze siamo già bolliti, lo capiamo anche noi che siamo dei poveri fessi giuridici: ci sono mille differenze, quali – ad esempio – la legge sull’amianto che non si applica nel settore pubblico. Eppure, generazioni di ITP e di personale dei laboratori hanno masticato parecchio amianto nei laboratori di chimica ed altrove mentre, per contrappasso, quanto ne abbiano respirato gli impiegati del settore privato…mm…

E veniamo al nodo centrale, sul quale la Corte è stata chiamata a decidere: c’è una contraddizione lampante fra la legge Fornero ed il precedente dettato legislativo in merito (tuttora valido). Gli insegnanti vanno in pensione in una sola data: il 1° settembre d’ogni anno e, solo a quella data, si fanno i conteggi.

La legge Fornero li ha fatti andare in pensione il 31 Dicembre – data assurda per la scuola, tanto che chi ci è andato è stato costretto a rimanere fino a Settembre, mica il primo di Gennaio se n’è andato! – ed è stato, secondo fonti governative, un “errore”. Peccato che, altre fonti, abbiano ammesso che non ci fu errore, bensì una volontà precisa: si può immaginare che una legge venga promulgata con una simile svista? Dovremmo credere anche che non sapessero quanti eravamo!

Allora, la questione si pone in due soli modi:

1) Se  la Corte si ritiene “Supremo Ente Giuridico” non dovremmo correre rischi: cosa c’entra – in termini giuridici – l’INPS? “Ente erogatore”, appunto: eroghi. Oppure il governo (tramite l’art. 81)? Trovi le compensazioni, le coperture. Meno che mai la sterile contrapposizione fra lavoro pubblico e privato, che sempre hanno avuto contratti diversi. Giudichi la contraddizione fra una legge tuttora in vigore che recita “31 Agosto” ed un’altra, successiva, che dice “Primo Gennaio”. Ubi maior, minor cessat.

2) Se, invece – come io temo – la Corte si è trasformata in “Supremo Ente Economico”…beh, allora tutto è possibile, e la vulgata imperante lo conferma. Se l’art. 81 della Costituzione è preminente, allora anche l’acquisto di un temperamatite è motivo di discussione e può essere cassato senza problemi: auto blu? Permessa. Pensione? Permessa a qualcuno e ad altri no (vedi non solo i militari, ma anche i prepensionamenti a 60 anni dell’ENEL). Rimborso elettorale? Permesso. Eccetera, eccetera. Cosa c’entra col Diritto? Niente, ma è il diritto a non esistere più: rubano e razziano come Unni e nessuno va mai in galera! (Non dico chi, si capisce).

La vicenda, dunque, è solo una mera contrapposizione fra potere giuridico ed economico. E veniamo al secondo ronzino, quello della proposta di legge.

Premettendo che auguro il massimo successo alla Ghizzoni ed alla Marzana – e riconoscendo senza alcun dubbio il loro impegno – sono scettico. Perché?

Con la storiella che non sapevano quanti eravamo ci hanno campato un anno: quante altre balle tireranno fuori? E’ questa la mia paura.

Potranno raccontare che il gettito previsto per la copertura non è valido, che il problema carica il governo di costi impossibili da sostenere…chissà cosa potranno inventarsi questa volta. E se sono certi che la Consulta boccerà il ricorso? Apriti cielo…d’altro canto, che si riesca in un mese ad approvare quella legge mi pare una corsa contro il tempo improba: quanti bastoni fra le ruote di tipo procedurale possono mettere?

La Ghizzoni, fra l’altro, deve rendersi conto che una parte del suo partito rema contro.

Quella che abbiamo contro è quasi una dittatura: rendiamocene conto. Contratti di lavoro, pensioni, sanità…tutto stracciato sul sacro altare della finanza e del sistema bancario.

E’ un governo che si tiene buoni i militari ed i settori essenziali (ENI, ENEL, ecc) e che non considera gli altri: gli operai et simila lavorino per due soldi con contratti a termine, medici ed insegnanti vadano pure affanculo (scusate il termine crudo, ma quando ce vo ce vo ).

Che tristezza, quando una classe dirigente ignora i settori della salute e della conoscenza, quelli che hanno accompagnato il progresso dell’umanità! E che tristezza, vedere gli stupidi al governo farsi un baffo di noi e di tutti i lavoratori.

It’s economy, stupid – disse Clinton a Bush I – e governò per otto anni. Già.

Carlo Bertani

Te la do io la copertura, Carrozza!

di Carlo BERTANI

Era l’Estate del 2005 ed ero in vacanza a San Dorligo, nei pressi di Trieste: gli ultimi brandelli d’Italia verso le selve della Slovenia, che iniziavano ad un tiro di sasso. Là, in quelle macchie, c’era la “Yugo”: ancora Yugo per tutti da quelle parti.
Sdraiati sui due lettini prendisole, ma all’ombra, io ed Alessandro ascoltavamo la radio che in quel momento trasmetteva Born to be wild, degli Steppenwolf, dal disco di Easy Rider. Roba d’annata: intanto, contavamo con lo sguardo i peperoni nell’orto, prevedendo una golosa grigliata innaffiata di Malvasia locale, chevapcici e salsa Ajvar a profusione. Alla fine, rakja, slivovitz ed una bella russata.
Alessandro, di mestiere, faceva il termotecnico (oggi è in pensione, “gli hanno dato l’amianto”), ossia il manutentore delle caldaie nella provincia di Trieste per le scuole e gli uffici pubblici. Ruppe il silenzio di quel pomeriggio agostano andando a sovrapporsi al canto delle cicale.
“Tu che sei un professore” – ahia, pensai, qui inizia una solfa che non mi piace – “mi spieghi perché a Natale le scuole non le chiudete? Non parlo delle succursali, ma delle sedi: sai il gasolio o il metano che si risparmierebbe? Si regola l’impianto sull’anti-ghiaccio e si fanno ripartire il 5 Gennaio…”
Non avevo una risposta logica, per una persona abituata a ragionare in litri di gasolio o in metri cubi di metano, perciò abbozzai “Per quel che ne so io, penso che il personale non docente debba andare a scuola per contratto…solo gli insegnanti e gli allievi stanno a casa…e poi la segreteria continua a funzionare…”
“E scaldate quei casermoni per tenerci dentro i bidelli a non far niente? Per fare quattro certificati? Ma chi vuoi che venga, a Natale, a chiederti un certificato…buttate i soldi, ecco, la solita storia…”
Pensai che era meglio non ribattere su quel “buttate”, perché era in realtà un “buttano”, ma la chiusi lì: “C’è già il vino o bisogna andarlo a comprare?”. Fine.
Passano i mesi e, nel Febbraio seguente, m’invitano a Prato (grazie all’interessamento di un ex allievo) per una presentazione del mio libro “Energia, natura e civiltà: un futuro possibile?”. Comunico alla Giunti la data ed il luogo: mi rispondono che pubblicizzeranno l’evento.
Prima di recarmi in Toscana cerco qualcosa da aggiungere – verbalmente – ai temi del libro e mi torna alla mente il discorso di Alessandro: chissà quanto si risparmia?
Capisco subito che un risultato esatto è materialmente impossibile: dalle Alpi alle Piramidi…
Il clima italiano è molto differente: si va dai geli del Friuli al caldo della Sicilia, eppure ci sono “isole” di microclimi ovunque, si pensi al tiepido inverno ligure oppure al gelo dell’Appennino lucano e calabrese.
Eppure, da qualcosa bisogna pur iniziare: quanti sono gli edifici scolastici in Italia? Trovo una risposta “ufficiale”, ossia ministeriale: sono circa 25.000. E’ già qualcosa.
Il secondo passo è stabilire la quantità di spazio da riscaldare, ossia le cubature: quale sarà la cubatura media di una scuola italiana? Si va dalla piccola scuola elementare al grande istituto tecnico con decine di laboratori: qui, bisognerà stabilire una scuola “media italiana” per fare i calcoli.
Il mio ex liceo – scuola con quattro sezioni, venti classi – m’è parsa vicina ad una media accettabile, poiché vi sono anche scuole elementari con più sezioni, licei dove s’arriva alla sezione F o G ed istituti tecnici con le sezioni M ed N. D’altro canto, c’è la piccola scuola media di montagna con due sezioni.
Stabilito che venti classi poteva essere una media accettabile, verificare la cubatura non è stato difficile: circa 4.500 m3, ricavati dalle mappe della scuola.
Terzo problema: quanto si deve riscaldare?

Qui m’è venuto in aiuto Alessandro: per la pianura Padana si calcola una media di 60 Kcal orarie per m3: ovviamente, aggiunge, è un dato medio per il Nord…
Decido d’abbassarlo a 50 Kcal, per non essere accusato di leghismo.
Adesso, calcoliamo quanto gasolio serve per scaldare la nostra scuola “campione” per un giorno:
50 x 4500 x 24 = servono 5.400.000 Kcal le quali – visto che il potere calorifico del gasolio è circa di 10.000 Kcal/Kg – corrispondono a 540 Kg di gasolio, che sono pari a (Densità media = 0,85) a 635 litri di gasolio.
Siccome il gasolio costa (Ottobre 2013) circa 1,40 euro/litro, scaldare la nostra scuola-campione costerà 889 euro il giorno: bella sommetta, vero?
L’alternativa più comune, il Metano, conduce grosso modo agli stessi risultati poiché il Metano ha un potere calorifico inferiore ed è gravato da più tasse in bolletta (il famigerato CIP6 o come lo chiamano oggi, ecc)…quindi…l’uno vale l’altro: c’è qualche risparmio per le scuole riscaldate a pellet o cippato, ma non sono molte.
Ora dobbiamo decidere per quanti giorni sospendere il riscaldamento (solo anti-ghiaccio): proviamo 20 (Natale + Pasqua)? Proviamo.
Se fermassimo il riscaldamento per venti giorni risparmieremmo 17.780 euro: e per 25.000 scuole?
444.500.000. Sì, avete letto bene: sono quasi 450 milioni di euro. Che buttiamo letteralmente al vento, scaldando i cieli invernali.
Ovviamente ci sono dei “se” e dei “ma”: nel Sud certamente non riscaldano per una Pasqua nel mese d’Aprile…un Inverno mite cambia i dati…insomma, prendiamo come dato indicativo medio (e prudente) una cifra fra i 200 ed i 300 milioni di euro, per essere certi di centrare la previsione (prego, comunque, qualche collega fisico di controllare, decimali a parte).
Rimangono gli aspetti normativi e contrattuali: il personale ATA è obbligato a recarsi al lavoro.
Si potrebbe fare un accordo sindacale, sottoscritto da entrambe le parti ed emanato mediante una semplice circolare del Ministero, con questo contenuto: metà dei giorni a disposizione e metà dei giorni da recuperare.
Ossia: circa 70 ore regalate e 70 da recuperare. Per le scuole sarebbe un notevole vantaggio, perché tutti sappiamo quanto sia difficile tenere aperte le scuole il pomeriggio in mancanza dei collaboratori scolastici.
Per il personale ATA sarebbe anche un vantaggio, poiché starebbero a casa durante le festività natalizie senza impiegare un solo giorno di ferie. Ed un po’ di riposo non guasta per nessuno.
Rimane il problema delle certificazioni, ma io domando: è mai possibile che – nel 2013 – non si riesca ad organizzare l’invio telematico dei documenti più comuni via Web? Per i documenti più importanti, mettere anzitempo un bell’avviso sul sito della scuola: “Gli uffici sono chiusi dal 23/12 al 6/1”.
I bilanci?
E’ vero che si chiudono il 31/12, ma farlo al 23/12 non è peccato.
Il frutto?
Rimarrebbe, all’attivo dello Stato, una cifra fra i 200 ed i 300 milioni di euro tutti gli anni, mediante la quale sarebbe possibile iniziare il pensionamento delle leve d’insegnanti più anziani tutti gli anni, non solo per “quota 96”, senza disturbare la Ragioneria dello Stato né il Ministero delle Finanze.
Quelli, sarebbero soldi della Scuola (di competenza delle Province, ma comunque inerenti alla Scuola) e quindi fondi risparmiati dalle Scuole: questo, per mettere sull’avviso chi volesse stornarli per l’Afghanistan, tanto per fare un esempio.
In ogni modo, ho provveduto a depositare questo articolo presso un amico notaio…non si sa mai…venisse l’idea di compiere l’operazione per poi farli confluire nel bilancio generale dello Stato…lo so che possono farlo quando vogliono: possiamo – se la Carrozza non c’appoggia – far sempre valere un diritto di primogenitura e segnalarlo sul Web ogni giorno che passa. E’ una bella presa in giro quando un tizio qualunque trova una soluzione ed i ministri sono obbligati a copiare!
In alternativa, se proprio non avete fiducia in loro…nominatemi Ministro della (Pubblica) Istruzione…poi ci penso io, non preoccupatevi.
Carlo Bertani

Inizia oggi una serie di “considerazioni” sui politici italiani.

Prima puntata:

Dove vai, se l’attico non ce l’hai?

Oggi, Primo Settembre 2013, comincia la guerra: la data è di buon auspicio – lo diciamo per gli amanti della cabala, nulla di più – giacché 74 anni fa iniziava la Seconda Guerra Mondiale, anche se poi, in quanto ad esiti finali…beh…lasciamo perdere.
In ogni modo, Sun Tzu ne “L’arte della guerra” – testo che teniamo sulla scrivania affinché illumini il nostro cammino – si è più pragmatici: niente date, solo stagioni delle piogge o secche, che possono rallentare le operazioni militari.
Siccome un ministro bagnato come un’oca o secco come un merluzzo per noi pari sono, ce ne sbatteremo allegramente.

Anzitutto, niente remore: siamo perfettamente abilitati a far uso dell’attacco poiché i nostri alleati non si sono presentati sul campo di battaglia, oppure hanno nicchiato, col forte sospetto che qualcuno abbia inviato segnali “d’intelligenza” al nemico. Il quale, nel fumo della battaglia, compare e scompare soltanto all’orizzonte: la nostra strategia sarà dunque di sparare nel mucchio (avendo sempre, alle spalle, delle fonti: sarebbe da ignavi lanciarsi alla baionetta contro i carri armati).
Se mai, se da queste vicende, nascerà la curiosità a qualche magistrato e vorrà indagare…ricordiamo l’obbligatorietà dell’azione penale, tuttora valida …beh, noi siamo a disposizione. I giornalisti possono soltanto informare (a fronte di fonti ben precise), ma non possono chiamare nessuno a rispondere sotto interrogatorio.

Spesso, nei commenti, s’ascolta il lamento delle quote o degli anni di servizio: “sono quasi un quota 102”, “ho 40 anni di servizio”, e così via. E’ un modo di procedere sbagliato, perché funzionale al divide et impera: e chi ha solo 37 anni di servizio che ha fatto, è andato a caccia di sottane per anni invece di lavorare?
Magari.

L’Italia è un Paese bello perché è vario: si va dalle nevi del Cadore alle spiagge di Lampedusa, ed anche nei contributi previdenziali c’è molta varietà.
Si parte dai contributi regolari (oramai li paga solo più lo Stato, e non in tutti i casi) per giungere ai contributi minimi di legge, poi alle gestioni separate, fino al nero che più nero non si può: mia moglie ha 35 anni di contributi, ma 25 + 10 di gestione separata e non si possono sommare: pare algebra, mai sommare carote con patate, asino! Hanno ragione: siamo noi gli asini, perché siamo così fessi da credere che possano esistere anni “diversi” di lavoro.
Dopo le varie gestioni separate dei COCOCO, COCOPRO e COCCODE’ – simpatiche sigle, paiono inventate per uno show del Bagaglino – inizia il percorso accidentato dei borderline (i datori di lavoro) ossia i contributi rubati, dimenticati, inesistenti, fasulli d’aziende fallite, incompiute, non più rintracciabili…e così via.

Che volete, l’Italia è così…non siamo mica la Francia, dalla quale un mio zio disertore (esercito italiano, 8 settembre 1943, vicende note) riceveva l’assegno corrispondente al periodo 1943-45 per un lavoro svolto in una miniera dei Pirenei, sotto falso nome e fingendosi muto. Eppure, dopo la guerra, i francesi li cercarono tutti – c’est normale, n’est pas? – e diedero loro quello che loro veniva.

Una collega faceva i conti: i fatidici 40 anni di servizio li avrebbe raggiunti con 74 anni. E’ una biologa che scelse, dopo la laurea, di lavorare in un laboratorio d’analisi: fallito il laboratorio d’analisi, spariti i contributi. Alé!
I responsabili? Ma state scherzando! Dissolti, riapparsi sotto altre sigle, in altre attività…c’è chi è stato fregato da varie strutture…una, persino dalle suore!
Perciò, dimenticate quei numeretti che vorrebbero quantificare un vostro diritto: qui, si vince tutti assieme o si perde, tenetelo bene a mente, e più ci dividiamo – più diamo ascolto ai nostri egoismi – più gli altri c’inchiappettano. Siamo noi stessi a metterci a novanta gradi.

E veniamo alla vicenda di Fioroni.
Per spiegare la storia – a meno che Fioroni stesso non voglia precisare meglio, gliene daremo il modo, noi siamo veramente democratici – bisogna far conoscenza con l’ENASARCO, l’ente (creato in anni lontani da Mussolini) di previdenza degli agenti di commercio, più comunemente conosciuti come “rappresentanti”.
Come ben capirete, queste storie si perdono nella notte dei tempi – le truffe, in Italia, hanno tempi storici: siccome la storia iniziò prima della nostra nascita, bisognerebbe chiede ai nostri genitori…campa cavallo – in ogni modo, fino agli anni ’60 tutto andava normalmente (almeno, così pareva).

La cassa previdenziale funzionava come tutte le casse: tu e le aziende pagate contributi percentuali sulle vendite e da questi si creano fondi per le pensioni. Con un’anomalia ed una stranezza.
L’anomalia è nella durata dei versamenti: prima dei 20 (venti!) anni non si ha diritto a nulla. Con 19 anni di versamenti, l’ENASARCO ti dice grazie e ti saluta senza darti nulla e senza (soprattutto) cumulare i contributi altre casse: non so da quando iniziò a vigere questa “norma”, però così è oggi.
Inspiegabilmente, quando mi recai al sindacato per fare la domanda di pensione (2010) non mi fu data nessuna chance: mi diedero un foglio con tutte le casse convenzionate – c’erano tutte, o quasi – e giustificarono l’impossibilità di ricongiungere i versamenti col fatto “che mancava la legge”. Punto: torna nel 2012. Già, ma nel 2011 arriva la Fornero…che dite…sono stato un poco sfigato? Eh: la fortuna e cieca, ma la sfiga ci vede bene…

Per chi desidera leggere tutta l’avventura:
http://carlobertani.blogspot.it/2010/08/un-carrozzone-chiamato-enasarco.html

La stranezza di questa cassa previdenziale – a parte quella d’essere stata diretta, negli anni, da personaggi poi inquisiti, processati, eccetera…ma questo non sarebbe strano: in Italia è normale! – è d’aver investito i versamenti degli ignari agenti soltanto in un “patrimonio immobiliare di tipo popolare sito nella città di Roma”. Ahia.
Qui c’è aria di “IACP” per “qualcuno” a scapito d’altri, ma c’è solo “aria”, sia chiaro: in ogni modo, inchieste che hanno coinvolto l’ENASARCO ce ne sono state, e negli anni ’90 saltarono fuori fior di politici coinvolti in quelle faccende. Come sempre.

Ad un certo punto, si decide di vendere tale patrimonio e col ricavato, col ricavato…boh?
Qualcuno compra, altri affittano (con la speranza d’avere, domani, un diritto di prelazione nella vendita): a nominare l’ennesimo, nuovo consiglio d’amministrazione dell’ente è l’allora ministro Cesare Damiano, poi tutto passa nelle dolci e femminee mani di Gabriella Alemanno. Sì, la sorella del sindaco.
In buona sostanza, noi vorremmo sapere dall’on. Fioroni se corrisponde al vero la notizia – riportata da più fonti di stampa e mai smentita – che ha acquistato dall’ENASARCO (sembra nel 2003) per 94.000 euro un appartamento (attico?) nel complesso residenziale “Tomba di Nerone” sito sulla Cassia.

Non siamo romani e non conosciamo la zona: può trattarsi di una catapecchia (una tomba…) per la quale nessuno era disposto a scucire un centesimo, ma – trattandosi di Roma – la cosa c’appare strana.
Perché? Poiché la cifra ci sembra non congrua e parecchio sottostimata: qualche collega di Roma può illuminarci? Nell’attesa, ovviamente, che giungano spiegazioni da Fioroni stesso.

Perché – vede, Fioroni – io avevo 700.000 lire (degli anni ’70) versati sul conto previdenziale ENASARCO di Torino i quali, rivalutati, corrisponderebbero a circa 5.500 euro, dei quali non vedrò più l’ombra e – se per caso, dopo una battaglia legale ventennale – i miei eredi riuscissero a riprendere qualcosa, sarebbero 350 euro svalutati.
Su, cacci la mano in tasca, sia nobile e generoso: prenda il libretto degli assegni e firmi un bell’assegno di 5.500 euro a mio favore, concorderemo in separata sede i particolari. Oppure si faccia vivo alla casella postale indicata e, la sua replica, sarà pubblicata integralmente, senza toccare una virgola.

Se non lo farà – a fronte delle fonti che troverà al termine dell’articolo – potremmo pensare che è uno “Scajola ante litteram”: anche lei “a sua insaputa”?
Chissà quanti ce ne sono? Li andremo a pescare ad uno ad uno, nelle prossime puntate.
Ci avete presi in giro? In cauda venenum – sostenevano i latini – e noi ne abbiamo tanto da andare avanti per mesi.

Aspetto la sua cortese risposta, Fioroni: se è tutto falso (ma non credo) mi cospargerò il capo di cenere e verrò a Canossa, come d’uso. In caso contrario, non sarebbe d’uopo informare un magistrato della faccenda affinché indaghi?
Semplicemente inviando una nota con “un’informativa sul fatto”, da parte di una persona che chiede lumi. Non può nemmeno querelarci: che peccato. Saluti, Fioroni.

info@carlobertani.it

Fonti:

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/porte-a-porte/1765209
http://enasarcocontroinformazione.forumfree.it/?t=57111503&st=255
http://www.fainotizia.it/2009/04/21/la-casta-colpisce-ancora-il-caso-degli-appartamenti-enasarco-su-cui-non-caso-nessuno-fiat
http://associazionedirittinmovimento.iobloggo.com/56/nomi-politici-inquilini-enasarco
http://www.enasarco.it/eol2004/notizie/Comunicato_stampa_20090722.pdf

Se vuole, allungo la lista…



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