Il Capo Politico

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Quota96 residuali in servizio

LA LOTTA CONTINUA

 

 Tutti i Quota96 in pensione! Precari assunti!

 

Saranno pubblicati a tutti tutte articoli, analisi e/o proposte articolate. (devono essere firmati).

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3.742 commenti on “Homepage new”

  1. carla ha detto:

    Da Fraver:
    http://www.edscuola.eu/wordpress/?p=99219
    Anche la Boscaino per l’appello gia’ firmato da 8.000 persone

  2. carla ha detto:

    https://www.orizzontescuola.it/cosa-del-mio-bonus-lettera/
    Da Bologna un esempio condivisibile da parte di Gianluca,redattore di “Per chi suona la campanella”,e dei Cobas

  3. carla ha detto:

    Mentre io mi aspettavo che sarebbe presto arrivata una rivisitazione peggiorativa di POTALPOP mutato in POLPOT, mi è arrivato questo articolo da Teoria e Prassi. Ve lo incollo:

    Da un mese sta circolando, cercando consensi, un documento in 10 punti (che si conclude con la frase “Noi ci stiamo, chi accetta la sfida?”), volto alla presentazione – alle prossime elezioni politiche – di una lista elettorale dal titolo “Potere al popolo”, promossa dall’OPG – Je so’ Pazzo di Napoli e appoggiata dai socialdemocratici di Rifondazione e del P”C”I, dai neokeynesiani di Eurostop, da gruppi trozkisti e all’estero da Melenchon.
    Il documento è un pasticcio indigeribile di populismo di “sinistra”, di mutualismo proudhoniano, di riformismo di destra, e, fondamentalmente, dell’idea di un “controllo e vigilanza popolare dal basso” dei territori della Repubblica e degli organismi e istituzioni borghesi che vi sorgono (municipi, istituti scolastici e sanitari, dormitori pubblici, ecc.). Tutto ciò equivarrebbe a “Costruire il potere popolare”.
    Nell’Ottocento Bakunin, Proudhon, Weitling, gli anarchici e tutti i socialisti utopisti dell’epoca ingannavano i lavoratori e le masse popolari con utopistiche fantasie del genere, che, secondo loro, avrebbero rigenerato il mondo. Ci vollero, allora, Marx ed Engels per spazzare via tutte quelle illusioni piccolo-borghesi e, con l’arma del materialismo storico integrato con la dialettica materialistica, porre i fondamenti incrollabili di un movimento operaio tendente alla rivoluzione per l’abbattimento violento dello Stato borghese, la creazione di un nuovo Stato del tutto alternativo allo Stato borghese, e l’espropriazione degli sfruttatori.
    Per quanto riguarda il Novecento, l’antecedente storico del documento che stiamo esaminando e della sua ideologia di “riappropriazione” è il programma “Prendiamoci la città!” del gruppo operaista e movimentista Lotta Continua, che risale ad alcuni decenni or sono.
    Quella di cui non si parla nel documento è la lotta fondamentale fra i capitalisti detentori del capitale e sfruttatori della classe operaia, da un lato, e gli operai, dall’altro. Al loro posto ci sono “i ricchi e i poveri”.
    Dal punto di vista ideologico, ciò che soprattutto colpisce è la subalternità totale degli autori del documento al moderno revisionismo togliattiano e al mito della “Costituzione inattuata”.
    Tutte le rivendicazioni pratiche del documento, anche quelle parzialmente condivisibili, sono legate all’obbiettivo generale della “attuazione” della Costituzione borghese del 1947 (quella Costituzione che sancisce la proprietà privata dei mezzi di produzione, la libertà di impresa, lo sfruttamento capitalistico del lavoro operaio).
    La stessa subalternità alle istutuzioni borghesi la ritroviamo sul piano europeo, rispetto al quale i fautori del “potere al popolo” non riescono nemmeno a dire “Fuori dalla UE”!
    Non potrebbe esserci abbaglio maggiore da parte degli operai di avanguardia che volessero appoggiare il progetto della lista elettorale “Potere al popolo”. Essa non farà compiere alcun passo in avanti sul piano della riorganizzazione di classe del proletariato, ma rinfocolerà le micidiali illusioni parlamentariste e gradualiste.
    Non abbiamo bisogno di questi minestroni elettoralisti, ma di un fronte popolare basato sulla classe operaia, con un vero programma anticapitalista e antimperialista.
    Noi marxisti-leninisti manteniamo fermissima l’indicazione che abbiamo dato in precedenti numeri del nostro giornale: Astensione e boicottaggio attivo delle prossime elezioni politiche borghesi! Nessun voto ai partiti borghesi e piccolo borghesi! Risparmiamoci nuove delusioni!

    Da Scintilla n. 85 – gennaio 2018

  4. Rod ha detto:

    “Potere al popolo resta l’unica lista che ,al momento, ha scritto nero su bianco l’obiettivo della cancellazione della fornero.
    Nessun’altra lista ne ha scritto.Salvini il parolaio e’ gia’ scivolato ,con Berlusconi ,sulla buccia di banana del richiamo ai conti pubblici, per chi aveva qualche dubbio sull’effettiva volonta’ politica a destra potrebbe bastare.
    Spero solo invece che con p.a.p . si proceda a raccogliere le firme necessarie per presentare la loro lista, a quel punto i media italiani saranno costretti a rompere il muro di silenzio e dare un minimo di visibilita’ pubblica a questo raggruppamento,cosa accuratamente evitata finora..o i media all’estero sono piu’ democratici?

  5. quota96 ha detto:

    FraVer
    http://m.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/e-ora-straordinario-obbligatorio.flc
    La vedo sempre piu’ brutta sul contratto. Come si profila la trattativa,per avere quella miseria di aumento prevista,l’aran propone straordinari non pagati,sanzioni che peggiorano la brunetta ed altre amenita’. Quindi se i sindacati accettano,la situazione peggiora (ad oggi solo lo snals ha detto che non firmera’). Se non firmano,finalmente per dignita’ ed orgoglio,si va alle calende greche. Ma sarebbe meglio cosi!!!

    https://www.orizzontescuola.it/gli-85-euro-promessi-non-bastano-non-si-puo-firmare-un-contratto-cosi/
    Non so chi siano,ma quello che chiedono e’ “il minimo sindacale”!

  6. Francesco Vertillo ha detto:

    Su dirittoallapensione intervista pubblicata su repubblica alla portavoce di PoterealPopolo Vera Carofalo
    (Link diretto all’articolo n.d.r)

  7. quota96 ha detto:

    Comunicato-stampa

    Il MIUR fa il Ponzio Pilato e scarica la patata bollente al prossimo governo
    (quando ci sarà).

    I COBAS e il movimento di lotta non accettano dilazioni ed esigono un Decreto-legge da questo governo,
    che renda giustizia alle diplomate/i magistrali e a tutti i/le precari/e

    Dopo il successo dello sciopero e delle manifestazioni dell’8 gennaio il MIUR ha convocato ieri i COBAS, assieme ad altri sindacati conflittuali, per affrontare la questione dei diplomati magistrali. Sulla base delle volontà espresse dalle maestre/i in lotta e della necessità di proposte unificanti che evitino una ennesima “guerra tra poveri” i COBAS – dopo che le rappresentanti del MIUR hanno fornito i dati del monitoraggio degli iscritti in GaE e dei contratti a tempo indeterminato stipulati – hanno prima fatto presente come la convocazione del tavolo fosse un atto dovuto, data la totale non rappresentatività dei sindacati concertativi in materia, totalmente assenti dalle mobilitazioni di queste settimane ; ed hanno poi esposto una piattaforma unificante sia per le diplomate/i magistrali sia per tutti i precari/e della scuola, basata sui seguenti punti: 1) le immesse/i in ruolo che hanno superato l’anno di prova mantengono il proprio posto e lo stesso vale per chi deve superare l’anno di prova in questo anno scolastico; 2) permanenza nelle GAE, in base al punteggio acquisito, di tutti/e i/le docenti con relativo scioglimento della riserva; 3) riapertura delle GAE, in tutti gli ordini di scuola, per tutti/e i/le docenti in possesso di abilitazione (Diplomati Magistrali con titolo conseguito entro l’a.s. 2001/2002, Laureati in Scienze della Formazione Primaria Vecchio e Nuovo Ordinamento, PAS, TFA, ecc.); 4) immissione in ruolo di tutti/e i/le precari/e con 3 anni di servizio presso le scuole di ogni ordine e grado.

    I COBAS hanno poi ribadito la totale contraddizione tra l’ultima sentenza del Consiglio di Stato ed i precedenti giudicati dello stesso Consiglio, che dimostra come si sia trattato di una spudorata sentenza politica (nonché illegittima e strumentale), come politica è stata negli ultimi decenni la volontà di tutti i governi di utilizzare massicciamente il precariato per risparmiare un buon 30% nelle spese di personale ed evitarne la ribellione frammentando la categoria in mille sotto-gruppi messi in conflitto tra loro. Abbiamo inoltre sottolineato che lo Stato deve ringraziare le centinaia di migliaia di precari/e disposti/e a subentrare a coloro che “lasciano” la scuola (in una categoria pesantemente sottopagata) e dunque stabilizzare definitivamente tutte/i le/gli abilitate/i che si sono guadagnate/i sul campo (da sempre il 99,9 % dei docenti ha imparato a insegnare insegnando) il diritto e il dovere dell’insegnamento. Le rappresentanti del MIUR hanno risposto che il Ministero ha richiesto un parere all’Avvocatura dello Stato, che a sua volta ha chiesto agli USR ulteriori dati, in particolare sui numeri delle sentenze dei Giudici del Lavoro.

    E’ apparso lampante che il MIUR, con tale richiesta all’Avvocatura (che dovrebbe esprimersi entro marzo, cioè dopo le elezioni politiche) sta applicando una politica “ponziopilatesca”: ossia lavarsene le mani e prendere tempo a nome di Gentiloni e del governo ancora in carica (il quale, lo ricordiamo, è perfettamente abilitato a emanare un Decreto-legge urgente che sani la situazione) per poi passare la “patata bollente” al prossimo Governo post elezioni (se e quando entrerà in carica). Nel contempo, sempre a copertura del governo, il MIUR cerca di evitare il caos di fine anno, ben sapendo che LICENZIARE ora migliaia di persone, oltre a provocare una risposta ancora più dura da parte delle maestre/i, provocherebbe una rivolta delle famiglie degli alunni e il disastro totale nelle scuole e negli Uffici territoriali scolastici, assolutamente non in grado di gestire la drammatica situazione che si creerebbe.

    La delegazione COBAS ha espresso la sua totale insoddisfazione per la tattica dilatoria e “ponziopilatesca” del MIUR e per la smaccata irresponsabilità di un governo che avrebbe l’occasione di sanare, almeno in parte, il malfatto pluridecennale dello Stato nei confronti dei precari, sottolineando peraltro come tanti posti si renderanno disponibili nei prossimi anni, a maggior ragione se si estendesse il lavoro usurante (anticipando la pensione) a lavoratori/trici di altri segmenti scolastici, in particolare nelle scuole elementari. Abbiamo anche evidenziato le gravi implicazioni che a breve si dovranno affrontare in relazione al divieto della prosecuzione dei contratti oltre i 36 mesi, e che proprio i numeri delle iscritte/i nelle GaE, consegnatici nell’incontro, confermano che, ove disgraziatamente non si trovasse una soluzione positiva, il prossimo anno interi territori sarebbero privi di insegnanti. Infine, di fronte al pilatesco “non possumus” del MIUR, i COBAS hanno ribadito che in assenza dell’indispensabile e urgente Decreto-legge, che eviti intollerabili licenziamenti e che sani definitivamente le profonde ingiustizie perpetrate in questi anni a danno dei precari/e, la mobilitazione si intensificherà e si “indurirà”. In tal senso nella nostra Assemblea nazionale del 20-21 gennaio decideremo, sulla base delle indicazioni che ci vengano dalle Assemblee del movimento, in corso in tutta Italia, le prossime iniziative di lotta locali e nazionali.

    Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS

    18 gennaio 2018


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